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Wild Nothing

Sognando la wave in un garage, negli anni 2000

 

 Chitarre e tastiere, melodie e fedeltà medio-bassa, sogni dai colori pastello e sfumature più oscure; un modo attuale di rileggere sonorità radicate tra anni ’80 e primi ’90, riassumendole secondo i mezzi e la sensibilità dei nostri giorni.
Sono più o meno questi gli elementi essenziali caratterizzanti il suono della Captured Tracks, etichetta intorno alla quale si è coagulata una sorta di scena artistica come è ormai raro trovarne nell’attuale mercato parcellizzato: i vari Soft Moon, Minks, Craft Spells, Beach Fossils, DIIV e altri ancora scandagliano in profondità nostalgie wave, riportando in superficie ogni volta riferimenti diversi e interpretazioni altrettanto varie.

Dall’omogeneo roster dell’etichetta – accanto ai Blank Dogs del suo fondatore Mike Sniper – si staglia il profilo dei Wild Nothing, creatura di Jack Tatum capace di coniugare nel fulminante esordio Gemini (2010) l’immediatezza di un suono denso di fascino con quella di melodie che colpiscono subito nel segno, rinverdendo l’imperitura magia di un’indie-pop fuori dal tempo, memore delle carezze dei Cocteau Twins, della cupa austerità dei primi Cure ma anche dell’inconfondibile indole pop dei tempi gloriosi della Sarah Records…

Su Rockerilla di Settembre l’articolo e la recensione di Nocturne di Raffaello Russo

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