Mantova, Palazzo Te, 1 settembre 2026
L’Esedra del Palazzo Te ha visto esibirsi la band di Jeff Tweedy davanti a circa quattromila persone, e la serata è stata memorabile.
I Wilco, nonostante i suoi membri siano sulla sessantina, non hanno perso un briciolo delle loro energia e freschezza: da un lato, la loro proposta è seria, profonda, musicalmente elaborata e stratificata, e vuole affrontare questioni e tematiche complesse (i Wilco sono tra i pochi, credibili eredi di Bob Dylan e di Neil Young, sotto questo profilo); d’altra parte Tweedy e sodali non hanno perso lo spirito indie degli esordi, quello condiviso con gli altri nomi di punta della scena sperimentale di Chicago degli anni ‘90 (Red Red Meat, Califone, Green), e risultano quindi rilassati e autoironici – quasi avessero il timore di apparire degli uomini di mezza età troppo seriosi e presi da se stessi.
Jeff ha ripetutamente polemizzato con Donald Trump e con il movimento MAGA e in effetti lui e i Wilco sono tutto ciò che l’America di Trump detesta: sono i figli della canzone d’autore “alta” e impegnata degli anni d’oro del rock, e la loro fratellanza con Billy Bragg è solo l’ennesima conferma della loro statura anche personale e morale, oltre che artistica.
Il concerto inizia con Art of Almost, pubblicata nel 2011, e scalda i motori con le arditezze di Handshake Drugs, uno dei tanti gioielli di A Ghost is born del 2004, prima di travolgere il pubblico con il capolavoro Via Chicago, da sempre uno dei cavalli di battaglia live della band, con il suo country-rock progressivo, sospinto da inattesi assoli di batteria e da alcune delle invenzioni melodiche più belle di Jeff.
Anche la gemma tra le gemme I Am Trying To Break Your Heart, forse l’apogeo della loro carriera, coinvolge e quasi commuove il pubblico, con i suoi rumorismi (la firma di Jim O’Rourke) e le complesse stratificazioni degli strumenti a corda.
A tal proposito: quasi dopo ogni pezzo, Tweedy e soci cambiano strumento, a conferma di una duttilità stilistica che non compromette la coerenza del loro linguaggio; questa è una dote dei grandissimi, penso in altri contesti a Prince o ai Flaming Lips: ogni brano possiede la scintilla dell’originalità, eppure suona inequivocabilmente come un brano dei Wilco.
John Stiratt, il bassista, si prende il proscenio con It’s Just That Simple, forse il brano più accorato e riuscito del lontano disco d’esordio datato 1995, e poi il pubblico si stringe intorno al gruppo soprattutto con le meravigliose Kamera, Heavy Metal Drummer e Impossible Germany, che regala cinque minuti di assolo degni delle migliori cavalcate younghiane.
La melodia gentile e briosa di California Stars e gli ultimi due pezzi (specie l’ultimo, I Got You At The End of the Century) trascinano il pubblico, ancora una volta, e chiudono un concerto eccezionale. Francesco Buffoli
ph Trudi Riccardo Diotallevi

Setlist:
Art of Almost
Handshake Drugs
If I Ever Was a Child
Via Chicago
I Am Trying to Break Your Heart
Kamera
Evicted
Bird Without a Tail / Base of My Skull
I’m Always in Love
Annihilation
Hummingbird
It’s Just That Simple
Everyone Hides
Theologians
Impossible Germany
Jesus, Etc.
Walken
Heavy Metal Drummer
I’m the Man Who Loves You
Encore:
California Stars
(Billy Bragg & Wilco song)
Spiders (Kidsmoke)
I Got You (At the End of the Century)
