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TODAYS FESTIVAL – DAY 2

La presenza di molte facce già viste tra il pubblico significa una sola cosa: l’energia di Tash Sultana della sera precedente non ha sfibrato gli ascoltatori, che si avvicinano al palco per l’opening act carichi e con più fiducia rispetto al primo giorno.

Aprono le danze gli Squidenfants prodiges del post-punk inglese, che col debutto Bright Green Fieldhanno lasciato un marchio indelebile sulle uscite migliori del 2021. La performance non delude: Ollie Judge, seduto dietro alla batteria, sfrutta il suo doppio ruolo di strumentista e cantante accentrando l’attenzione su di sé – e non a torto, visto il carisma da vendere. Momenti di eccellenza strumentale (guastati da un timpano zoppo) si alternano ad intermezzi elettronici, beat sintetici che galvanizzano il pubblico facendolo saltare. E come se non bastasse, sui pezzi finali si apre un pit furioso che scatena un polverone – metaforico e letterale. Gloriosa la chiusura sulle note di Narrator.

Un rapido cambio palco dà modo a Los Bitchos di sistemare la strumentazione ed ingraziarsi già il pubblico: le quattro figlie del melting pot londinese salgono sul palco col sorriso stampato in faccia, scherzando tra di loro e portando il buonumore. Segue un’ora di cumbia con attitudini punk e svirgolate psichedeliche. La frontwoman Serra Petale è un magnete al centro palco, sempre con smorfie o un ghigno giocoso in faccia. Le quattro si muovono in sincrono, facendo ballare tutto il pubblico – e guardandosi attorno è piuttosto comune scorgere facce sorridenti. Spunta anche una cover (immediatamente non riconoscibile, ad onor del vero) di Trapdoor dei King Gizzard & the Lizard Wizard e il set si conclude con una rivisitazione di Tequila – urlata a squarciagola da band e pubblico.

L’allegria delle Bitchos è transitoria: infatti, mentre le nuvole si addensano su Torino, anche le luci si attenuano e salgono sul palco i Molchat Doma, colossi bielorussi della rinascita della dark wave. L’atmosfera si congela e il pubblico guarda rapito le convulsioni spasmodiche di Egor Shkutko sul palco, figura magrissima e nerovestita che potrebbe passare tranquillamente per lo Yevgeny Bazarov di Turgenev. La sua voce profonda si unisce allo sfondo musicale scandito da batterie elettroniche, synth taglienti e chitarra e basso precisi ma mai in primo piano. Sfondo musicale perchè di sfondo si tratta, Shkutko è un one man show, una figura teatrale che vende bene la parte di uomo tormentato, facendosi adorare proprio per questa presentazione da antieroe. La pioggia non è un problema, Tantsevat’ scatena la folla e il set culmina con l’ormai inno della band, Sudno, lasciando tutti felici, esausti e vittima di quello strano sentimento che in Germania chiamano Ostalgie.

Eugenio Palombella

ph Loris Brunello

Torino Spazio 21127 Agosto 2022

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