L’errare non è un filo di via, l’errare perde la via
la via di dover andare, di saper come andare
la via che se la vai ti farà tornare.
L’errare è perdersi il modo di andare
la maniera camminata di sbagliare
e, nello sbaglio, l’unica maniera di stare.
[eltd_blockquote text=”La canzone dei Silent Carnival, così ipnotica, così ossessiva, così evocativa, ti costringe, a mio parere, a chiederti di quale “dove” sei fatto quando sei dove senti di stare. Dunque, a cascata, di come essere quel “dove” verso cui si va, si sta o da cui si fugge. Lavorando da anni ad un poema sull’errare, mi è parsa l’occasione giusta per affrontare una piccola parte del discorso sostituendo la parola alla visione. Quindi al Somewhere cantato ripetutamente da Marco Giambrone e da Caterina Fede, alla domanda di quale “dove” si ha bisogno, paura o nostalgia, ho risposto con le immagini di questo video, frutto di dolore e amore così diversi, così uguali. L’attraversamento del bosco di notte, immagine archetipica per eccellenza, che il protagonista compie in solitudine, vuole dare al video l’idea trina di andata, attraversamento e ritorno: sta andando verso cosa (l’uscita del bosco, la casa, il cuore di tenebra)? durante cosa (un esilio, una volontà, uno smarrimento)? di nuovo a cosa (un amore, un letto, una heimat)? L’ho girato con una Sony Alpha 7 II in Finlandia e nella Murgia e ha per protagonista il grande videoartista iraniano Arash Irandoust.” title_tag=”h2″ width=””]
Guido Celli
SILENT CARNIVAL
Somewhere Backwards
Oscuro, a tratti dissonante, una sinfonia dark-folk sacrale e quietamente infernale, che sale dalle viscere della terra, abitata da presenze e sogni, da suoni acustici distanti e materici, o disposti in trame malinconiche, tra bassi e percussioni come sassi nell’acqua: è il sontuoso terzo cd di Marco Giambrone, accompagnato dai musicisti di sempre e altri grandi professionisti. Nel disco eleganze tenebrose di fiati, staffilate lancinanti di chitarre elettriche, atmosfere sospese, pervase da una soffusa nebbia onirica, sonorità acustiche sobrie, ma dall’afflato struggente, archi dalla composta, dolorosa bellezza. DI GRANDE VALORE. Ambrosia J. S. Imbornone