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Richard Warren

 

Richard Warren rivela la sua vera essenza.

Nell’incarnare lo spirito del cantastorie impegnato, si fa foriero di rivendicazioni sociali e concetti d’eguaglianza-libertà ben arrotati nei testi delle sue canzoni. Emerge così un accento ‘ideologico’ di Warren che, per quanto sfumato tra i veli della metafora, riveste un ruolo primario nell’economia dei suoi itinerari musicali. Questo induce ad accostarlo non già alla figura del rock’n’roll hero che pur permane, ma del working class hero. È uno dei tanti elementi etici che emergono dalle narrazioni di The Wayfarer, l’album appena licenziato via TV Records. Dai tempi giovanili come The Hybirds e Echoboy, la sua percezione di ‘musica pop’ è andata via via assumendo i contorni della canzone-messaggio che al contempo gronda di tensione visionaria. Warren intreccia i linguaggi del pamphlet anthemico con i canovacci della ballata elettro-acustica e del rock’n’roll selvatico, del blues man che canta i chiaroscuro della vita così come faceva Johnny Cash o Jeffrey Lee Pierce, mettendoci ardore e malinconico trasporto insieme: racconti di strada di un cuore vagabondo che s’interroga sul senso delle cose.

Su Rockerilla di Dicembre trovi l’intervista di Aldo Chimenti a Richard Warren.

 

 

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