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PEARL JAM

Gigaton Universal Music/Island 

Li avevamo lasciati al Wrigley Field, campo da baseball di Chicago. Let’s Play Two (2017) celebrava la sbalorditiva e progressiva simbiosi ritmico/emotiva dei Pearl Jam di pari passo con la preparazione (e poi vittoria) dei Chicago Cubs alle World Series 2016. Ora, 7 anni dopo Lightining Bolt. è giunta l’ora della svolta. Ascoltare Dance of the Clairvoyants espone Eddie Vedder alle intemperie di tempi stravolti, un capolavoro su più strati: base funky-rock, vocal che volteggia come un’aquila tra le vette rocciose, accomodante e sontuoso, chitarra ritmica esponenziale e una libertà d’azione come mai prima. Eclatante la volumetrica e la distanza con i lavori precedenti (non a caso brano scelto come primo singolo). Si avverte una composizione dilatata nei tempi (alcuni brani parlano ancora la lingua del passato) ma l’esposizione si arricchisce di una marcia hard-rock marcatamente americana (Quick Escape), distanziandosi dall’europeismo compiacente fatto di sonorità smorfiosette. Alright entra di diritto tra le ballate PJ di sempre, ipnotica nella sua perdizione vagante. Seven O’Clock spalanca i polmoni. E con Retrograde si realizza quella connessione umana tanto evocata da Eddie nelle dichiarazioni stampa, ballad consapevole. River Cross erige un muro sonoro tra America e resto del Mondo, componimento solenne oneman-voice, percussioni e piano-harmonic. Ci manca il respiro, i PJ ci donano una vagonata di ossigeno. A BRACCIA LARGHE SUL MONDO.

Matteo S. Chamey

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