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PANTHA DU PRINCE | RONE

Spring Attitude |Roma, Ex-Caserma Guido Reni | 20 maggio

C’era molta attesa per il concerto di Pantha du Prince, alias Hendrick Weber, il principe misterioso della musica elettronica moderna.

Il produttore tedesco e leader del gruppo, ha scelto proprio il festival romano per presentare il suo album più spirituale ed ipnotico The Triad.

All’inizio del live, partenza di un tour mondiale, il trio entra in scena con dei soprabiti larghi bianchi e neri con davanti al viso uno specchio circolare concavo, che riflette i raggi di luce che lo colpiscono.

Un effetto sicuramente d’impatto, forse a significare che il gruppo in qualche modo con la sua musica riflette ed illumina le emozioni di chi lo ascolta.

Il livello stilistico è molto alto, le sonorità sono lavorate in maniera tale che spesso è difficile distinguere suoni prodotti dalle voce dai moltissimi strati di campionamenti usati.

Unico strumento live una batteria classica che si armonizza perfettamente con i beat e le sonorità elettroniche.

Una performance che coinvolge e convince, dagli specchi si passa ad indossare delle maschere fino a scoprire finalmente il viso e gli abiti di tutti i giorni.

Una volontà, quella di Pantha di Prince, di non essere freddo ed asettico come spesso accade in un live di musica elettronica e nella nostra vita, sempre più basata su rapporti interpersonali creati sui social digitali.

Il palco è pieno di vecchie lampade ad incandescenza e come lo stesso Hendrick ha dichiarato in una conferenza stampa, l’album Triade vuole tagliare la polvere digitale che è intorno a noi, verso nuovi modi umani di interazione.

Insomma è evidente il bisogno che ha di rendere tutto più umano, meno digitale, meno freddo, meno banale, senza però scoprirsi troppo.

 

Il francese Erwan Castex, in arte Rone, ha riempito il main stage dell’ex caserma Guido Reni di Roma.

Centinaia di persone ballavano, saltavano, si baciavano ed entrando si faceva fatica a vedere chi fosse l’artefice di quella musica che produceva tante emozioni.

Sul palco una semplice scritta Rone live, sotto di essa, poco illuminato, coperto dai computer e pad elettronici si intravedeva un ragazzo semplice con gli occhialini tondi un po’ da nerd, maglietta senza nessuna stampa, un po’ ricurvo su se stesso.

Improvvisamente però, guardandolo bene, saltava subito agli occhi che muoveva le mani in maniera talmente veloce sui pitch, che si faceva fatica a seguirle.

Un sound dirompente, vecchie sonorità anni 80 vibravano a braccetto con suoni ultramoderni che si trovano solo nei videogiochi.

Basi d’organo si mischiavano a cori di voce e ritmi, creando un sound che ha fatto esplodere letteralmente il padiglione.

Nel 2009 esordisce con l’album Spanish Breakfast e nel 2011 si trasferisce da Parigi a Berlino, per arrivare nel Nord America ed in Canada.

Pionere insieme a Bjork dei video in realtà virtuale, vince svariati premi tra cui miglior artista francese, miglior album e miglior video con Bye Bye Macadam, che ha avuto oltre 2 milioni di visualizzazioni.

Nel 2015 la sua ultima opera “Creatures” che ha ricevuto dal pubblico presente al festival romano una risposta talmente positiva che ha fatto sollevare alla fine del live un grande “noooo..!!”, ma si sa.. nei festival come questo si alternano grandi artisti ed esci con una vera e propria contaminazione di generi dentro di te.

Mauro Stancati (testo e foto)

 

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