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PALLBEARER - LATITUDE - BAST
PALLBEARER - LATITUDE - BAST

Live

PALLBEARER – LATITUDE – BAST

Londra | 100 Bar

Dal palco principale del Motion di Bristol, dove si è appena concluso il Temples Festival nello storico 100 Club, locale noto per la scena punk degli anni settanta gli americani di Little Rock (AR) i Pallbearer offrono al pubblico anglosassone due concerti live indimenticabili.

Si apre con il doom sofisticato e ricercato degli inglesi Bast. Il duello di vocalizzi profondi e penetranti tra il chitarrista Craig Bryant e il batterista Jon Lee rappresenta il punto di forza di questa band che sta conquistando platee sempre più ampie. Dall’uscita del loro primo full-length Spectres che risale allo scorso febbraio i Bast sono non si sono più fermati. Le atmosfere eteree del loro sound sono rese ancora più inebrianti grazie alla presenza di stratificazioni sludge e alle capacità tecniche e alla passione indomabile del bravissimo Gavin Thomas.

PALLBEARER - LATITUDE - BAST

Il trio nei suoi quarantacinque minuti di concerto conferma questa sera di essere pronto per un imminente tour da headliner. Ma è arrivato il momento dei connazionali Latitudes, che con i loro contrasti tra dissonanze complicate tirate quasi all’eccesso, e clean vocals che lasciano a desiderare rendono il loro set un po’ troppo pesante e difficile da reggere. Tecnicamente la band si conferma senza ombra di dubbio capace, ma la loro esibizione risulta fredda e non regge il paragone con le band che li hanno preceduti. I passaggi di tastiere comunque non passano inosservati. Tra i presenti sono in tanti molti gli spettatori che solo quattro giorni prima erano al Motion in prima fila per gli headliner, a conferma che un solo concerto dei Pallbearer non basta. Il sound di questa superba prova live supera di gran lunga quello della loro performance al Temples Festival. Gli assalti vocali di Brett Campbell sono sublimi e in perfetta sintonia con i suoi riff trascinati dai volumi atroci e da una forza motrice sensuale e accattivante che conquista il pubblico, visibilmente incantato. Tracce quali The Ghost I Used To Be Foundations sono eseguite con una maestria ammirevole sia per varietà e che per intensità. Tra i front-rowers si nota qualche accenno di head-banging visto che per godersi un concerto dei Pallbearer basta solo lasciarsi andare: sono insuperabili sia su album (Foundations Of Burden è un must-have) che live.

Fabiola Santini (testo e foto)

 

 

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