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My Dying Bride

Londra | 31 Marzo | Islington Assembly Hall

Grande ritorno nella capitale per i sovrani indiscussi del doom anglosassone My Dying Bride che, con questo concerto esclusivo alla Islington Assembly Hall, confermano ancora una volta di avere ben pochi rival. L’atmosfera della venue scelta è intossicante: la Islington Assembly Hall sembra un teatro dimenticato dal tempo, il setting perfetto per la data londinese del tour Feel The Misery a supporto dell’ultimo album omonimo della formazione. Purtroppo le due band di apertura 40 Watt Sun e Oceans Of Slumber non reggono il paragone: se la prima band passa inosservata per la quasi totale mancanza di presenza scenica, la seconda supera la prova con sufficienza scarsa. I vocalizzi della frontwoman Cammie Gilbert danno una certa profondità al tono di base tipicamente doom ma impreziosito da attacchi più pesanti e veloci che comunque non attirano l’attenzione.   Luci a intermittenza e ambience magnetica annunciano l’arrivo degli headliner che, uno alla volta, come in un rituale, si posizionano per accogliere il frontman Aaron Stainthorpe. Con i primi riff lenti e trascinati della splendida Your River lanciati dal chitarrista Andrew Craighan con la sua consueta maestria, parte un set esclusivo. La sequenza di And My Father Left Forever e My Body, A Funeral scava nelle pieghe delle sofferenze dell’animo dove regnano morte e destino avverso. La voce di Stainthorpe fa sprofondare in un oceano di disperazione, grazie al suo timbro intenso: The Cry Of Mankind sembra riflettere il suo cuore infranto. Note allungate e intense, riff che affondano in una palude melmosa e sludge tombale culminano nell’attesissima She Is The Dark, una vera esaltazione di forze contrastanti, un perfetto bilanciamento tra le parti più intense e quelle più delicate. Il carattere sensualmente crepuscolare e i saliscendi emotivi dell’encore con Like A Perpetual Funeral e Symphonaire Infernus et Spera Empyrium manda tutti a casa con la voglia di rivederli all’infinito. Bravi e unici, come sempre.

Fabiola Santini (testo e foto)

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