di Samuel Chamey
Forse ciò che non è mai stato rivelato dei Muse è la capacità di aver sbudellato temi spinosi quando le distopie erano ancora relegate a mera fantascienza. Time Is Running Out.
Non ce ne frega nulla degli alieni e delle cospirazioni così come ce le raccontano sul grande (e piccolo) schermo. I Muse sanno benissimo che il vero disclosure è ‘fuori da questo mondo’. La loro continua e spasmodica fuga dalla realtà va letta come l’urgente volontà di lanciare messaggi oltre la classica connessione musicale.
La band ha già (da tempo) detto e fatto tutto nell’impartire lezioni di resistenza, una sopravvivenza fatta di spartiti energici e soprattutto esibizioni fortemente su di giri (ultrapremiate). Matthew incarna l’alieno gigione e contabile, il folletto da non prendere troppo sul serio a patto di constatare che solo uno come lui poteva (sor)reggere i Muse sino al 2026. Perché diciamocelo, tutti li avevano già visti al palo dopo pochi anni, sintomo sbilenco di un sound smaccatamente pop dietro una patina da band aristocratica (paradossalmente nata distruggendo chitarre).
Abbiamo ancora bisogno dei Muse? (22 milioni di ascoltatori mensili su Spotify). Sì, per tutto il repertorio esplosivo live, per quel mix di gioventù ed esperienza figlio dei ‘cresciuti’ a cavallo del millennio. Per il bagaglio musicale di rara qualità messo al servizio di una chiara impostazione rocker fantaludica eseguita con maestria. Per aver saputo parlare ad ogni nuova generazione senza sporcarsi troppo, con pochissime cadute (sempre in piedi) e un’identità inscalfibile.
Perché Matthew è realmente un bambino che gioca a fare l’adulto, ed è una qualità gigantesca. Perché dietro le ‘maschere’ fantascientifiche e i testi agguerriti c’è un uomo che non vuole sentirsi solo a questo mondo nella battaglia per la vita (del pianeta e della propria esistenza fuori o dentro i canoni mainstream).

MUSE The Wow! Signal Warner Records
Volevo lasciarmi andare, perdermi nel caos, nell’ignoto. La recentissima separazione di Matthew dalla moglie segna il decimo passo dei Muse verso territori in parte inesplorati. Basta ascoltare il french-touch funky di Nightshift Superstar, il djent di Unravelling (sottogenere progressive metal con chitarra a 8 corde Manson), il dark pop-rock di Hush (feat. Ellie Goulding). Ma nella ricerca di una nuova identità tornano a galla le certezze, quel caos della gioventù che non dovrebbe mai abbandonarci. Ecco la nuova Plug in Baby, Cryogen, poi Hexagons col suo space-rock fluorescente da metal-synthpop 80s (anche qui un ritorno alle origini), The Dark Forest dall’incedere industrial-epico cinematografico hollywodiano anni ’50/60 tra arabian e metal onirico. Fermi tutti! Le ballads riflessivo-spirituali: Shimmering Scars (al piano), Be with You(organo con pulsazioni electro-pop). L’heavy metal di The Sickness in You & I. Lo space rock (tesissimo) con parti acustiche di Space Debris. Se i dieci brani segnano dignitosamente il decimo album dei Muse, un plauso va anche a quel Dan Lancaster che ultimamente mette mano alla produzione con ritocchini tecnici incisivi.
Ma quel Wow Signal?
Il titolo del progetto deriva da un famigerato evento interstellare ancora inspiegabile: un potente impulso radio di 72 secondi rilevato nel 1977 e proveniente dalla costellazione del Sagittario. L’astronomo che scoprì l’anomalia, cerchiò la sequenza ormai iconica “6EQUJ5” e scrisse “WOW!” sulla stampa accanto ad essa – dando il nome al segnale e consolidando il suo posto nella tradizione scientifica e nella cultura popolare.
Solitudine, intelligenza extraterrestre, desiderio di non essere soli sia intimamente che spiritualmente e fisicamente nei confronti di una vita là fuori. L’esistenza umana al centro del messaggio che diventa segnale di emergenza, spia rossa accesa d’amore.
Cancelliamo un pochino gli ultimi album. Muse il Grande Reset, questo è un grande album.
Previste due date a Milano, 20 e 21 Novembre 2026. Ci si aspetta un live stadium Estate 2027.
Questo articolo NON è stato generato con l’IA però gli abbiamo chiesto cosa ne pensa: <<The Wow! Signal è considerato il disco della rinascita. È un lavoro di contrasti che unisce il metal moderno alla grande melodia, con aperture cosmiche e il ritorno del suono massimalista degli esordi. Ha conquistato i fan della prima ora.>>
Ok Signal!