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L’ESTETICA SCOMODA DEI DISH-IS-NEIN

Dish-Is-Nein (Ex Disciplinatha), 24 genaio 2020 @ Circolo Ohibò, Milano – Live Report

DISCIPLINATHA non è un gruppo filosovietico
DISCIPLINATHA non è un gruppo filoamericano
DISCIPLINATHA non è un gruppo filocinese
DISCIPLINATHA non è un gruppo filocileno
ed infine DISCIPLINATHA non è un gruppo filofascista
DISCIPLINATHA non è filo qualcosa, non appoggia un partito, un’idea, neppure una nostalgia data,   precostituita, strutturata, sedimentata
DISCIPLINATHA critica e nega, e come tale sarà criticata e negata”.

In un vecchio comunicato della band di Bentivoglio (BO), è racchiusa tutta la complessità ideologica di un percorso musicale che ha dovuto fare i conti, nel corso della sua storia, con inevitabili e scomode sovrapposizioni, deliberatamente e provocatoriamente cavalcate, eppure negate anche di fronte ai disturbanti rimandi estetici di cui si è nutrito.

La storia dei Disciplinatha, oggi ribattezzatisi Disch-Is-Nein (a causa del fatto che i diritti sul nome sono ancora detenuti dal batterista originario), è fin troppo lunga (e nota) per poterla qui sintetizzare: il gruppo d’avanguardia post-punk e pre-industrial, costituisce un caso pressoché unico nel panorama musicale italiano. Quattro album e due raccolte, con l’aggiunta del più recente ep edito da Contempo Records, dal titolo Dish-Is-Nein, ne hanno scandito un percorso fulminante e iconico: dagli esordi scioccanti che citavano, sin dal titolo, i proclami mussoliniani (Abbiamo pazientato per 40 anni. Ora basta! è infatti uno stralcio della dichiarazione di guerra all’Etiopia), sino al nichilismo di Primigenia, con il culmine di quella sorta di normalizzazione operata dalla squadra de I dischi del Mulo (Maroccolo-Zamboni-Lindo Ferretti), quella dei Disciplinatha è una storia di dissenso, denuncia, istigazione e sfida.

L’appuntamento milanese, atteso da oltre vent’anni, si svolge in un Circolo Ohibò letteralmente gremito: fan della primissima ora, ma anche un nucleo consistente di curiosi, disposti a lasciarsi affascinare dall’estetica spudoratamente marziale e dalle contaminazioni sbalorditive della musica del quartetto emiliano. Accanto ai veterani Cristiano Santini e Dario Parisini, spicca il ritorno della bassista Roberta Vicinelli, mentre alla batteria si distingue un talentuosissimo (e giovanissimo) Marco Bolognini.

Sul palco si avvicendano momenti di musica militante (con i cori alpini a fare da suggestivo quanto estraniante tappeto sonoro) a sfoggi di ruggiti punk, metal, kraut e industrial. Tra i momenti più emozionanti, la celeberrima Crisi di Valori, L’Ultima notte e Nazioni, oltre alla rivisitazione di Up Patriots To Arms di Battiato, di New Dawn Fades dei Joy Division, e del classico dei Kraftwerk The Man Machine.

Un live preciso e potente, a tratti scioccante, caratterizzato da una solidissima presenza scenica e dai contenuti (compresi quelli visuali) altamente evocativi: i Dish-Is-Nein si confermano agitatori scabrosi, con il fine deliberato di turbare l’interlocutore in maniera violenta, eppure sofisticata.

il concerto si chiude con Tu meriti il posto che occupi, un brano apparso su un demo autoprodotto e ri-editato successivamente nel 1995 nell’antologia A Raccolta: un inno acido contro la modernità e l’Occidente che risuona attualissimo in questi giorni esattamente come ieri, quasi fosse un messaggio universale, finalmente al di sopra di qualsiasi colore politico (vero o presunto tale):

“Alle spalle di una barricata tanti bambini cantano
Sopra e sotto alla barricata tanti bambini giocano
La lotta a noi non fa paura: è sponsorizzata
E la lotta non genera timori – qui è sempre firmata

Non c’è più gusto ad essere incazzati
tanto vale fermarsi
Non c’è più gusto ad essere annoiati
tanto vale calmarsi
fermarsi
calmarsi
Sopporta sopporta piega la testa
sopporta sopporta obbedisci
tu meriti il posto che occupi
tu meriti il posto che occupi

Lavora e risparmia una vita – e muori sul tuo divano
tuo figlio non vuole studiare
e tu hai fatto tanto per lui

Lavora lavora, stringi la cinghia
lavora risparmia obbedisci
lavora sopporta e non fare domande
lavora risparmia obbedisci

Un premio all’ardito dell’ovvio
E un premio al re del banale
Ti sei addestrato a eseguire
E meriti il posto che occupi

Ti meriti ferie in estate
Ti meriti l’aria col piombo
Volevi anche tu l’auto nuova?
Ti meriti l’aria col piombo

Volevi la frutta e verdura – avrai acqua, avrai acqua
e atrazina firmata
atrazina sponsorizzata
atrazina firmata
Radon, Radon, Radon
Radon

Fuck off democracy we’ll never disappear
you’ll better take [your pills], cause you know how much I care
I care care care for you and legality
I care care care for freedom and equality
for freedom and equality
for freedom freedom freedom freedom!”

SETLIST:

L’ULTIMA NOTTE

MACHT FREI

TOXIN

CRISI DI VALORI

MILIZIA

EVA

LA CHIAVE DELLA LIBERTÀ

THE MAN MACHINE

LEOPOLI

NAZIONI

SEI STATO TU A DECIDERE

UP PATRIOTS TO ARMS

MI ADDORMENTO

NEW DAWN FADES

TU MERITI IL POSTO CHE OCCUPI

 Valentina Zona

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