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Musica

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Gli algoritmi della centrale elettrica 

«Il secolo ventesimoprimo vedrà una nuova cultura globale popolata da nuovi ceppi umani che onoreranno l’individualità, la complessità e il potenziale della nostra specie; saranno immortali illuminati in grado di comunicare alla velocità della luce e di progettare le tecnologie necessarie alla loro rianimazione scientifica.» Timothy Leary

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KRAFTWERK NNG Berlin 2015

Tutto ebbe inizio oltre mezzo secolo fa, quando due giovani talenti in potenza incrociarono le proprie strade per legarle saldamente nel nome dell’arte e della musica elettronica. Florian Schneider-Esleben nasceva il 7 aprile 1947 in una zona della Germania occupata dalle forze francesi alleate (oggi Baden-Württemberg), per poi trasferirsi ancora fanciullo con la famiglia a Düsseldorf, laddove le meccaniche misteriose del destino avrebbero tramato in funzione di quello che si rivelò poi essere un sodalizio indissolubile e prodigioso. Il primissimo contatto molecolare tra Florian Schneider e Ralf Hütter, nato il 20 agosto 1946 a Krefeld nel Nordreno-Vestfalia, avvenne nel 1968 all’Accademia delle Arti di Remscheid per poi cementarsi alla Robert Schumann Hochschule di Düsseldorf, periodo nel quale i due esperirono tecniche di composizione musicale non conformi, altresì ispirate alle nozioni serial-avanguardistiche di Karlheinz Stockhausen, che confluirono nella ricetta chimica del loro primordiale progetto insieme denominato Organisation. Prima di allora Schneider ebbe a militare con Eberhard Kranemann nelle file dei Pissoff, null’altro che una meteora entrata nella leggenda, ma che proprio per questo meritava una seppur fugace menzione. Lo strumento sul quale Schneider concentrava le sue primeve ricerche sulle essenze era principalmente il flauto, coniugato ad una varietà di effetti quali modulatori ad anello, unità eco a nastro, filtri, convertitori di tensione, ecc. Nel suo equipaggiamento figurava, oltre a una serie di piccoli strumenti a percussione (campane, triangolo e tamburello) anche il violino elettrificato e debitamente trattato (Electroviolin). Questo in buona sostanza l’athanor ’magico’ utilizzato da Schneider in seno agli Organisation, progetto pre-Kraftwerk che valse un solo album intitolato Tone Float (1970), coprodotto dal carismatico Conrad Plank. Da par suo Hütter dava prova di sé sulla tastiera ‘incrostata’ di un rizomatico e voluttuoso organo Hammond. In line-up c’erano poi il bassista Butch Hauf, il batterista Fred Monicks e il percussionista, nonché vocalist, Basil Hammoudi, elementi di forza di una sfida antiaccademica essenzialmente basata sulle intersecazioni dei linguaggi ritmici alla Can, coacervo prodromico di un sincretismo eterodosso fra sperimentazione avanguardistica e scorie di musica rock che in seguito verrà etichettato col neologismo di Krautrock. Una prova la cui atipicità lessicale era speculare allo Zeitgeist di allora e che, a dispetto dei titoli in inglese, prendeva le mosse dai dettati di una temperie controculturale prettamente germanica. In sede d’intervista, Ralf Hütter ebbe a puntualizzare che desideravano farsi espressione del loro paese d’origine. Tant’è che da qui in avanti titoli e testi vedranno l’impiego della loro lingua madre. Nel corso della discografia sotto il cappello Kraftwerk saranno tuttavia realizzate versioni di album tradotte in inglese (e non solo), forse per raggiungere più agevolmente il mercato internazionale. L’arco temporale a cavallo tra la fine degli anni ’60 e i primi ‘70 rappresentò un periodo di grande fervore creativo per la scena tedesca (in diversa misura influenzata dalla dogmatica spiritual-psichedelica del guru Timothy Leary), toccata da un risveglio generazionale che produsse messi rigogliose come mai prima di allora, germogliate nei giardini odorosi di tribù variamente ispirate quali Can, Amon Düül e Amon Düül II, Popol Vuh, Floh De Cologne, Kluster (poi Cluster), Embryo, Tangerine Dream, Guru Guru: tetragoni di una rivolta sottoculturale che mieterà focolai destinati ad incendiare l’immaginario collettivo della Germania Occidentale tutta. L’era dei corrieri cosmici e della meditation music avrebbe conosciuto un moltiplicarsi di istanze e di formazioni poliedriche anche per mano di cuori indomiti come Ash Ra Tempel, Klaus Schulze (già anima di Tangerine Dream e Ash Ra Tempel), Faust, Agitation Free, Neu!, Gila, Ibliss, Wallenstein, Conrad Schnitzler… La calata dei teutoni in abiti freak…su Rockerilla n°478 Giugno 2020 l’articolo completo di Aldo Chimenti.

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Grey Daze, King Buzzo with Trevor Dunn, Muzz, Nadine Shah, Owen Pallett, Paul Weller, Revolutionary Army Of The Infant Jesus, The Room In The Wood, RVG, Spirit Fest, Suzanne Vallie, Thao & The Get Down Stay Down, Alberto Nemo, Bell Monks, The Beths, Bibio, Bill Nace, Black Flowers Cafe, Blanco White, Braids, Christian Lee Hudson, Dueventi, Edda E Marok, Fink, Hanni El Khatib, Irmin Schmidt, Jehnny Beth, Kamasi Washington, Liar/Flower, Mark Olson & Ingunn Ringwold, Modern Nature, Naomi Berrill, The Moon And The Nightspirit, Scott Matthew, Sohn, Smokemaster, Unruly Girls, Westerman, Yung Lean…

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