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KIEFER SUTHERLAND

Kiefer l’attore (figlio d’arte, quel Donald alle dipendenze di autori come Aldrich, Russell, Altman, J. Pakula, Roeg, Bertolucci, Fellini, Sturges, Landis, Chabrol, Kaufman, Crichton, Irvin, Herzog, Stone, Howard, Levinson, Petersen, Schumacher, Eastwood, Tornatore). Indecoroso esimersi dalla circostanza assolutamente inevitabile di rappresentazione sanguigna del legame generazionale. L’artista a tutto tondo, cantante compositore chitarrista, ci trasferisce tutto il saperecontenuto in quegli arti così esili e allo stesso tempo poderosi, dal sangue di cowboy canadese. Un’ora e mezza di cavalcate country-rock, spassose per non dire gasateda un mash-updi personalità. Ci stampa nel cervello tutto il suo repertorio attoriale, come se un fumetto in carne e ossa prendesse vita danzando solo per noi. Mr. PresidentKiefer Sutherland è prima di tutto l’uomo che racconta se stesso, i suoi angolini del pensiero e della vita, come quel valzer vorticoso dietro Not Enough Whisky o i suoi bar preferiti (vedi Can’t Stay Away). Ci porta a LA, ci sposta l’immaginario hollywoodiano negli anfratti caserecci del nostro cuore italico, ci fa sentire l’odore dell’alcool, dei baracci nelle baracche, degli stivaloni sollevati da una nuvola di sterco, perché essere dentro quella musica lìè viverla fino in fondo respirandone la storicità ricontestualizzata. Jude Cole è la seconda mente accanto all’esecutore, noto cantante americano e produttore, marito della sorellina di Michelle Pfeiffer (tanto per restare nell’arena). Evidenti i riferimenti a Merle Haggard, Johnny Cash e Waylon Jennings, personaggi per i quali Kiefer ha perso letteralmente la testa in ambito canoro e comunicativo. La forma diretta, amata per non essere rozza ma cronicamente naturale, le metafore scardinate, i panegirici (s)filtrati, una chitarra acustica a dirigere altri 5 elementi (tra i quali una donna alla batteria) e i fari puntati sulla vita concretaquella che ti fa urlare “And it doesn’t matter what we do or where we are, Ridin’ horses in the country or sleepin’ under stars, Sometimes I push and you pull on the denim and the seams, Baby, you and me are like a faded pair of blue jeans.”E su questo anche il Boss sarebbe d’accordo. Grazie Kiefer una piccola fetta d’Italia ama il tuo essere un American Boy without an American Dream, perché il sogno più reale è la vita di tutti i giorni, amata e vissuta con i fari accessi a mille. Knockin’ On Heavens Doora celebrare il rock in chiusura.

Matteo S. Chamey

Reckless & Me Tour | Milano, Fabrique | 9 febbraio 

ph Francesco Prandoni

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