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JAMES BLACKSHAW

Love Is The Plan, The Plan Is Death

Important

Col titolo preso perversamente a prestito da un racconto di fantascienza di James Tiptree Jr. (pseudonimo di Alice Sheldon), esce il nuovo album del chitarrista di Hastings che, dopo avere esplorato le infinite sfumature tonali della acustica 12 corde, si lancia in un album di estatica bellezza, suonato quasi interamente su una chitarra con le corde di nylon. E il risultato è probabilmente uno dei dischi migliori di tutta la sua discografia.

Un’altra sorpresa di quest’ album è che per la prima volta James incide una canzone, “And I Have Come Upon This Place By Lost Ways”, con un testo scritto affidato alla bella voce di Geneviève Beaulieu dei Menace Ruine. “We Who Stole the Dream” e “A Momentray Taste Of Being” sono tra i brani migliori, presentando un florilegio di note che si levano in arabeschi e fumi d’incenso. Un certo gusto dell’estasi, dell’abbandono introspettivo si ritrova qui come nel precedente capolavoro The Cloud Of Unknowing, certo approfondito dalla sua recente entrata nei Current 93.

“Her Smoke Rose Up Forever”, ricorda alcune delle cose migliori ascoltate nei primi anni ’80 per l’allora pionieristica Windham Hill Records: si tratta di un album apparentemente più fruibile di altri lavori di Blackshaw. Tecnicamente spavaldo, James usa accordature aperte di vertiginosa creatività, dimostrando di avere imparato assai bene il verbo di John Fahey e di Robbie Basho, la loro metafisica del quotidiano, e di meritarne l’eredità spirituale.

 Massimo Marchini

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