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GIGI MASIN: il REPORT del LIVE di New York

E vedo la mia testa lanciata come un proiettile lungo le verticali della città

Fortunato Depero

La città che non dorme mai non ha avenue abbastanza lunghe per contenere il flusso sonico generato dalle sapienti mani di Gigi Masin.

Siamo a Brooklyn e il Public Record è super affollato, alcuni seduti sui cuscini davanti al palco, altri sulle panche ed il resto assiepato nel fondo della sala e ai lati.

Si parte con Interstellar nel silenzio assoluto e quasi ossequioso di tutti. Platea di ragazzi, cosmopolita, attenta, rilassata, aperta a farsi coinvolgere. Il suono del musicista veneziano parla una lingua internazionale fatta di vibrazioni, espressioni dell’anima che non ha bisogno di parole ed è di immediata ricezione ed elaborazione. Sembra che tutti in sala ne prendano una parte per farla loro, la trasportano nel loro vissuto lasciandola stratificare e raggiungere l’apice della suggestione.

Sono panorami interiori dove la sezione ritmica travolge il comune sentire e porta verso i territori di confine, lasciando fuori il freddo gelido di una New York il cui tessuto sonoro richiama il tepore dei tappeti appesi ai muri delle case del Kyrghystan. 

E si rimane a terra, accovacciati come bambini, come fosse la prima volta ad un concerto.

Adorabile ‘Swallow’s Tempest’con le pareti del Public Record che sembrano sparire sciolte dai suoni, lo spazio si allarga spinto dalla musica, si danza nell’aria.

Il set continua senza fermarsi. Si inarca, fitto, su spazi sonori lontani, su altri spazi contemporanei ed il pubblico sembra passeggiare sulla ghiaia ed il crepitio dei passi immaginari si eleva oltre i muri, lungo l’Hudson. Si volteggia in assenza di peso.

Splendida la voce narrante che recita in greco un brano dell’Odissea in una versione rivista di ‘Calypso’ che non sarà possibile ascoltare altrove e un inedito prima acido poi ambient-dance che riuscirà a far muovere buona parte dell’audience.

La versione finale di ‘Calypso’ è come un unico movimento di una sinfonia che nella sua coda racchiude l’opera di tutti questi anni, la delicata e intensa estetica sonora di Gigi Masin. 

Il pubblico, che ha trattenuto paziente l’applauso, prima che si concludesse la sequenza di onde sonore, può finalmente sciogliersi in un abbraccio lungo e caldo, convinto sia possibile levitare, attraverso le estese avenue di New York.

Per chi scrive è la chiusura di un cerchio iniziato nel 1986 quando un amico mi diede una cassetta con sopra il nome Gigi Masin scritto a mano. L’abbraccio che ci siamo dati sul palco prima del concerto e le chiacchere leggere in giro per una Brooklyn disegnata per noi da Spike Lee, hanno chiuso un capitolo di 34 anni di musica fuori dagli schemi, sublime ed intensa.

Alla fine, mentre stavamo prendendo un Uber un ragazzo si avvicina e dice: “Thanks Gigi, your music changed my life”,scomparendo poi nella notte della metropoli che non dorme mai.

E questa epifania, nel freddo di Brooklyn racchiude, forse, tutto.

Mike Marchesan

New York/Brooklyn | Public Record | 15 febbraio

Tracklist:

Interstellar(solo piano) da Hoshi(Hell Yeah Recordings)

Swallows’ Tempest(Wind)

Ifda Calypso

Clouds(da Les Nouvelles Musiques Du Chambre vol. 2  Sub Rosa)

Khalifa Golf Club(da Calypso)

6 Inedito in due parti: acid, ambiente-dance

7Calypsoremix con voci (da Calypso)

Nefertiti (da Calypso)

Calypso (da Calypso)

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