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FONTAINES D.C. A BOLOGNA - IL REPORT
FONTAINES D.C. A BOLOGNA - IL REPORT

Live

FONTAINES D.C. A BOLOGNA – IL REPORT

Sequoie Music Park – Bologna
17 Giugno 2025
A cura di Daniele Follero
(Foto di Stefano D’Offizi della data di Roma)

Era senza dubbio uno dei concerti più attesi dell’estate. E il successo di Romance, mese dopo mese, ha incrementato le aspettative di un sold out annunciato e confermato.
I Fontaines D.C. sono un lontano parente della band che ha partorito Dogrel e A Hero’s Death, sebbene siano passati solo cinque anni e due album. Distante anni luce dalle sonorità spigolose e sincopate degli esordi, che avevano spinto qualcuno ad azzardare accostamenti al post-punk, il sestetto di Dublino si è progressivamente rifugiato in un sound più rassicurante. In Skinty Fia e Romance, il sound si tiene in bilico tra il presente e un passato che sa di Cure e Smiths, ha il mood malinconico dei Joy Division e talvolta arriva a ricordare perfino i primi Oasis. Punti di riferimento. Certezze. Equilibrio. Ciò che mancava ai primi due album, resi affascinanti proprio da quel rischioso affacciarsi sul baratro dell’incertezza.
Oggi i Fontaines D.C. restano un’onesta band indie rock, essenziale ed incisiva, anche se meno intrigante, che si sta abituando velocemente alla fama.

FONTAINES D.C. A BOLOGNA - IL REPORT


Grian Chatten, Conor Curley, Carlos O’Connell, Conor Deegan, la new entry Chilli Jesson e Tom Coll salgono sul palco senza roboanti introduzioni, salutano il pubblico senza convenevoli e, solo dopo aver sistemato gli strumenti, iniziano a suonare. Le prime note di Romance si diffondono in un parco delle Caserme Rosse stracolmo, immerse in una luce verde che si riflette sull’enorme pallone a forma di cuore (dalla strana forma a V e il volto triste, come quello raffigurato sulla copertina dell’ultimo album) sistemato sullo sfondo. Dopo pochi secondi, la musica, improvvisamente, cessa, lasciandosi dietro un misterioso silenzio, sospeso nel dubbio e nell’attesa. La luce, verde, continua a diffondersi. Sembra una trovata ad arte, un effetto scenico. Solo quando la band si avvia dietro le quinte, si capisce che si tratta, invece, di un problema tecnico.
Nessun annuncio, si spengono anche le luci. E tornano alla mente i concerti rinviati, annullati per i motivi più svariati, ma quasi sempre incomprensibili. Sembrerebbe un’altra serata da segnare nell’elenco delle sfighe.

FONTAINES D.C. A BOLOGNA - IL REPORT


Alle 22, con un’ora di ritardo rispetto all’orario inizialmente previsto, i Fontaines ritornano in scena. E, stavolta, non si fermano più. Poche chiacchiere, solo musica. Come prevedibile, è la nuova versione della band a prevalere, lasciando ai primi due album e all’attitudine che li caratterizzava (di cui resta memoria grazie a un documento imprescindibile come Live at Kilmainham Gaol) solo le briciole. E, allora, spazio a Romance, eseguito per intero, e a Skinty Fia, tra alti e bassi, ma con una impeccabile determinazione. Ai “nostalgici” tocca accontentarsi di un’ipnotica Televised Mind, del micidiale uno-due Big/A Hero’s Dream e di Boys in the Better Land, che riportano una ventata di energia ad una scaletta forse un po’ sbilanciata. Il finale, però, mette d’accordo tutti, raccogliendo il meglio della produzione più recente. Here’s the Thing praticamente la canta il pubblico, Nabokov e Favourite sono tra i momenti più intensi dell’intera serata, mentre il bis è un crescendo, da In the Modern World alla conclusiva Starbuster, passando per Desire e una convincente I Love You. E sono tanti, dal pubblico, ad urlarlo a Grian Chatten. O a tutta la band? In inglese, tanto, è lo stesso.

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