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EDITORS

Tom il ragazzo della jungla metropolitana, il Joker dal volto rassicurante, quello sguardo che è una sorta di mashup da internazionale-socialistacontemporary-mane smielata dolcezza da cerbiatto di pianura. Gli Editors “abbattono” le casse poco solide dell’Alcatraz (ormai superato di gran lunga dal Fabrique per attenzione acustica) sciorinando tutto l’armamentario pop-rock-elektroniko, dinoccolato ma diretto. Piano-sessions, richiami 30s, elettronica e frammenti 80s, disinvoltura e sfacciataggine 70s. Tom paragonabile ad una nebulosa visivamente accondiscendente, mai prona al mutamento delle apparenze, scientificamente disposta a cambiare tonalità, mai le geometrie. Luxury sound nei ritornelli tanto pop, da urlargli “ehy Tom fra poco c’è la settimana della moda, resta qui e facci godere le passerelle col tuo incedere claudicante, così instabile di questi tempi, da tenerci sospesi dal terreno giusto il necessario per non perdere il controllo”. Le hit filtrano nella materia cerebrale, a celebrare il Black Gold antologico ci pensano chitarre “Joy”, stacchetti depechemodiani filtrati, voce graffiante e brillante. Gli Editors stendono senza calpestare, ti fanno venir voglia di fare festa (ma non troppo), di tuffarti nel mare metropolitano (con un occhio alla periferia) riflettendo sull’esistenza. Un uomo vero, il ragazzo “uno di noi” che tocca la sua gente trasferendone la semplice essenza della vita umana, sospesa tra la concretezza e il salto nel vuoto. Sugar, Frankenstein, Papillon, Distance, Munich sono pilastri, sorreggono anche negli episodi “stanchi” e forse troppo intimisti. Il pubblico (sempre meno abituato al grande live) si accontenta si diverte e lascia che la musica scorra nelle vene senza pretendere il top (un tecnico del suono di maggior prestigio potrebbe esaltarli ancor di più). Margini di crescita elevata, a patto di ritoccare certe versioni originali e lasciare che gli Editors siano sempre più una costante e non l’eterna nuova “rivelazione”. La dimensione live tenderà sempre più alla collettività, ad una serie di frames episodici da ri(trattare) e trasferire anche col supporto visivo digitale. Tom mantiene alta la tradizione britannica per non cadere nell’evoluzionismo (ancora oggi) senza meta definita. Smokers Outside The Hospital Doors racchiude il senso degli Editors per la musica, l’anima concreta di Tom sul piano del reale nel testo. Grazie ragazzi. Matteo S. Chamey

Alcatraz | Milano 12-02-2020

ph Loris Brunello Alcatraz | Milano 11-02-2020

Qui la photogallery dell’11-02-2020

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