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DIETRO I CANDELABRI

di Steven Soderbergh | USA 2013

 

Ancora ricordo quegli anni in cui si cercavano i cd o vinili nei negozi di musica negli Usa (cosa ormai divenuta sempre più rara con l’avvento del digitale)…. alzi la mano chi scorrendo via via i prodotti negli scaffali non si sia imbattuto in una copertina con il volto sempre sorridente di  Liberace, un tizio impomatato al punto di ricordarci un qualcosa di vagamente kitsch, somigliante ad un nostrano Peppino Di Capri ma con sonorità alla Fausto Papetti in una scenografia di Don Lurio.

Il tutto, pur ispirandomi sempre una certa simpatia, non mi ha convinto all’acquisto o anche solo all’accostamento del personaggio, quantomeno per approfondire. Ben venga dunque questo scoppiettante ritratto di una delle più controverse e famose figure dello star system americano.

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Davvero notevole il lavoro compiuto del regista Soderbergh e dallo sceneggiatore Cummings nell’aver ricreato così bene, in Dietro i Candelabri, l’ambientazione che ha caratterizzato un momento particolare della vita di Liberace, magistralmente interpretato da Michael Douglas.

Liberace, (vero nome Wladziu Valentino Liberace), figlio di padre Italiano e madre polacca, è stato pianista eccentrico e stravagante, (ben più dell’attuale Elton John) tra i più pagati al mondo tra gli anni cinquanta e settanta, la cui arte di musicista, interprete e intrattenitore è riuscita costantemente a distogliere l’attenzione dei media dalla sua omosessualità, sempre negata e coperta con matrimoni combinati.

Oltre a mettere in evidenza l’eccentricità e i capricci dell’artista in scena, Soderbergh ha voluto raccontare il suo rapporto con Scott Thorston (Matt Damon in parrucca nel film), suo amante per 5 anni prima della morte avvenuta per AIDS nel 1987.

Il loro rapporto nasce e si sviluppa all’ennesima potenza, per poi naufragare in uno scenario tra lusso e paillettes, rimproveri e screzi con una sceneggiatura formidabile, senza un attimo di pausa, con momenti di forte intensità (a tratti arriva a ricordare se non addirittura a superare i migliori momenti di Brokeback Mountain) ma soprattutto appassionando per costumi e riproposizione del magico e disincantato mondo gay della sfavillante California negli anni 70, prima della sciagura AIDS.

Purtroppo né Michael Douglas (ora 68enne proprio come Liberace nell’anno della sua dipartita), né Matt Damon potranno essere candidati come migliori attori agli oscar, dato che la pellicola è stata catalogata come Film TV (La produzione è infatti a cura del colosso HBO, già produttore di Soprano, In Treatment, Band Of Brothers…).

Al loro fianco brillano anche Dan Aykroyd nei panni del manager dell’artista e Debbie Reynolds che interpreta l’anziana madre dello stesso e Rob Lowe, talmente incarnato nel ruolo del chirurgo plastico da sembrare un perfetto Steve Tyler odierno.

Spendiamo ancora due parole sulla musica, sicuramente di facile ascolto, ma quanto mai divertente e scanzonata in cui (udite udite!) anche Michael Douglas si cimenta alla voce con risultati più che soddisfacenti. La sua versione del Boogie di Liberace è uno dei momenti più emozionanti e gustosi del film.

Naturalmente vi auguriamo con tutto il cuore di gustare Behind The Candelabra in lingua originale, con l’aiuto dei sottotitoli, come abbiamo fatto noi, per riuscire a cogliere e a godere tutte le meravigliose sfumature.

A proposito, perché “Dietro i Candelabri”? Semplicemente perché quel matto di Liberace (citato recentemente come musa ispiratrice anche da Lady Gaga) era solito porre sul proprio pianoforte un candelabro e anche perché la sceneggiatura è tratta dal libro di memorie dello stesso Thorsen.

Fabio Vergani

 

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