Il 5 Ottobre sarà pubblicato l’album “Equorea” dei ‘Di Noi Stessi E Di Altri Mondi‘ qui in ANTEPRIMA:
Quando Eugenio Montale nella poesia “Falsetto” descrive il poeta che scruta da lontano Esterina, una giovane ragazza spensierata che si sta tuffando da uno scoglio tra le onde, la definisce appunto “equorea creatura”, non nel senso che la sua stessa esistenza appartiene al mare quanto, invece, a quella linea di demarcazione che separa la superficie dell’acqua da quella del cielo, a quella sensazione di indeterminatezza infinita in cui sta la salvezza di uomo angosciato dal peso del mondo.
DI NOI STESSI E DI ALTRI MONDI Equorea I Dischi Del Minollo
Metti quattro ragazzi che coltivano diversi interessi che spaziano dalla musica (post-rock in particolare) alla poesia. Eccoci qui a raccontare del debutto di una formazione italica che coniuga dilatazioni sonore con testi recitati, riportando alla mente i Baise Noir di Tre Colpi Secchi, album che purtroppo non ha mai ricevuto l’attenzione che meritava. Equorea propone cinque tracce in cui musica e testi sono inscindibili, prediligendo atmosfere eteree che vengono solo in alcuni frangenti increspate da incursioni rumorose (Ode e la conclusiva Cieli grigi). Un discreto punto di partenza, un disco da ascoltare con TESTA E CUORE.
Alessandro Bonetti
[eltd_blockquote text=””Equorea è una sensazione, è come vengono percepite le cose. In ogni nostra canzone la mente trova il suo punto di fuga in qualcosa di vasto come le nuvole, un cielo grigio, un oceano, un’enorme distesa di sabbia, l’orizzonte, qualcosa in cui rifugiarsi e dimenticare di essere finiti (spazialmente e temporalmente, piccoli e caduchi accidenti della storia), qualcosa in cui esistere senza confini, in cui trovare pace dalla frustrazione di non poter essere “tutti gli uomini del mondo”. Non siamo, ovviamente, i primi in Italia a utilizzare un testo recitato, lo facevano gli Offlaga Disco Pax o i Massimo Volume. Tuttavia, dai primi ci sentiamo molto lontani per sonorità e utilizzo delle parole , mentre la band di Emidio Clementi adotta uno stile musicale e una modalità di scrittura molto diversa: nelle nostre canzoni le parole vogliono essere ancora più essenziali, non c’è rabbia in ciò che raccontiamo, solo desiderio di essere altro, altrove. Le tracce sono state registrate con con modalità diverse, alcune da suggestioni strumentali, altre da suggestioni letterarie. In realtà, testi e musiche sono nati insieme, uno per accompagnare l’altro e viceversa diventando, in qualche modo, inscindibili. Grazie alla produzione di Davide Lasala il disco è stato indirizzato, da subito, a far emergere da ciò che suoniamo la nostra personalità. Siamo consapevoli che proporre lo spoken word in Italia senza tirare in ballo mostri sacri di cui sopra, sia praticamente impossibile, noi cerchiamo di farlo con con il nostro stile. “” title_tag=”h2″ width=””]
Di Noi Stessi E Di Altri Mondi:
Francesco Tavoldini: tastiere e synth Marco Guerini: voce
Mattia Zanotti: chitarra e synth Thomas Botter: batteria
Progetto grafico : Pietro Berselli – be a machine.studio