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DESERTFEST

Londra, Electric Ballroom, Koko, Underworld, Black Heart, Purple Turtle, Jazz Café

24-26 aprile

Il perfetto week-end londinese. Anche quest’anno Desertfest si conferma come uno degli eventi più frequentati della capitale. Con headliners del calibro di Red Fang, Eyehategod e Sleep Desertfest attira un numero in costante ascesa di fans provenienti da ogni parte del globo. Il festival, della durata di tre giorni, offre una varietà di concerti live per tutti i palati, soprattutto per quelli più esigenti in materia di rock, metal, sludge, stoner, doom e noise estremo. Con la possibilità di godersi i concerti (e pinte di birra in abbondanza) tra una venue e l’altra, tutte situate a pochi metri di distanza dalla fermata della metropolitana della famosa zona di Camden Town, Desertfest diventa un evento imperdibile soprattutto per chi ha tanta voglia di divertirsi. La prima giornata, vede come protagonisti i californiani Black Cobra. Il loro è un rock anni settanta tradizionale, ma con una componente sludge che arricchisce il loro sound di sfumature particolarmente interessanti. La band lascia decisamente un ottimo ricordo con una delle migliori performance di tutto l’evento soprattutto per l’esecuzione avvincente di Avalanche e Red Tide. Due sono le date previste in Italia a breve: Giavera del Montello in provincia di Treviso il 15 maggio e Milano il 16 maggio.

È arrivato il momento di spostarsi all’Electric Ballroom per assistere alla performance dei mitici Orange Goblin. Con un Ben Ward in forma smagliante, la band offre un set che si evolve tra colate laviche di classico stoner e abbondanza di groove, con versioni particolarmente infuocate di A Eulogy For The Damned e Alcofuel. Per gli Orange Goblin l’occasione giusta per annunciare il loro tour per i vent’anni di carriera.

La data londinese è prevista per il 17 dicembre.

Ed è la volta degli torcia headliner di questa prima memorabile giornata: gli americani Red Fang, di ritorno all’Electric Ballroom dopo il loro ultimo tour in UK a supporto del full-length Whales And Leeches.

Il loro sound è semplicemente perfetto in ogni singola sfumatura: un’intensa miscela esplosiva di stoner e metal arricchisce brani come il loro accattivante cavallo di battaglia Malverde e Hank Is Dead di una propria e irresistibile individualità.

Il giorno succesivo si parte in grande stile con il rock anni settanta dei Vintage Caravan, seguiti dai Pale Horse, che attirano un numero molto consistente di presenti all’Underworld nonostante sia ancora molto presto.

Dopo una capatina dai Black Pyramid, è arrivato il momento di buttarsi nello stipatissimo Black Heart dove gli svedesi Jeremy Irons & the Ratgang Malibus (nessun riferimento al noto attore) inondano un pubblico particolarmente incuriosito di una dose massiccia di sano rock psichedellico. Il loro set è una grande festa, le loro note brillano per intensità e varietà, le raffiche di riffing irruenti e infuocati vengono arricchite ulteriormente da assoli caldi e penetranti dall’alto tasso tecnico.

La sequenza di chiusura di Brant Bjork e degli Eyehategod merita molta attenzione e entrambi i set offrono un concentrato di emozioni che vanno dall’esaltazione incontrollabile all’abbandono totale.

La giornata di chiusura vede la peformance dei londinesi Decrepid passare quasi inosservata, proprio

al contrario di quella dei Karma To Burn. Il trio di Hicksville (West Virginia) conquista un pubblico che non da alcun segno di cedimento e che in chiusura del loro splendido set si fionda al Purple Turtle per non perdere Desertstorm e The Order Of Israfel. Questi ultimi, svedesi originari di Gothenburg si distinguono per una netevole presenza scenica, soprattutto grazie al frontman Tom Sutton.

Dopo gli Acid King è il turno dei nostri Ufomammut che nonostante qualche intoppo tecnico si distinguono

per il loro sound psichiedelico ed oscuro.

Le pareti dell’Underworld sembrano crollare sin dalle prime note dei leggendari Cancer. Die Die e Tasteless Incest sono ricche di ritmi schizzoidi e l’esaltazione del pubblico conferma che lo squadrone mancava dai palchi di casa da troppo tempo.

Gli Sleep si dimostrato all’altezza del loro ruolo con un set ricco di atmosfere sulfuree. I vocalizzi di Al Cisneros e i riffing trascinati di Matt Pike si incastrano alla perfezione in una splendida sezione ritmica.

Spetta agli inglesi Angel Witch l’onore di chiudere i battenti di un festival che ancora una volta si conferma come un’evento unico.

http://www.thedesertfest.com/london/

https://www.facebook.com/DesertfestLondon

Fabiola Santini (testo e foto)

 

 

 

 

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