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Londra | The Dome | 10 Dicembre

Tra i sovrani indiscussi del blackened death spiccano gli austriaci Belphegor. Con ben dieci album all’attivo dal 1993, il plotone guidato dal bellicoso Hel “Helmuth” Lehner ritorna nella capitale dopo il successo ottenuto con il tour precedente nel ruolo di band di supporto ai Marduk. Questa volta, però, i Belphegor conquistano i londinesi da headliner con un pacchetto live che attira un’audience discreta, il Conjuring The Dead Raid – Europe 2015 a supporto del loro ultimo album, Conjuring The Dead uscito l’anno scorso. La serata parte forse un po’ troppo presto per consentire al pubblico di assistere allo show di apertura degli inglesi Ethereal che, in tour con il primo full-length Opus Aethereum, si dimostrano bravi e dedicati con la loro teatralità symphonic black ricca di attacchi melodici epici e stratificazioni massicce. Il pubblico aumenta con l’arrivo sul palco dei polacchi Hate. Con la formazione capitanata da Adam The First Sinner ci si trova immersi in territori decisamente death, anche se il drumming di Paweł Jaroszewicz spicca per blast-beat sparati alla velocità della luce. Il loro set genera una reazione notevole tra le prime file, a conferma che il pubblico è pronto per accogliere i successori. La terza band in programma non ha bisogno di molte presentazioni: si tratta dei veterani Vital Remains che, con l’arrivo del nuovo batterista italiano James Payne (ex Hour of Penance), acquistano più spessore e velocità‎. Il loro è un sano e tradizionale death che potrebbe essere suonato all’infinito: il set parte all’impazzata con le raffiche fulminee di Where Is Your God Now e Icons Of Evil, classici esempi di death rovinoso. Tra Scorned e In A World Without God il frontman Brian Werner, che appare in ottima forma, ricorda l’amico scomparso Frank Watkins, aka Bøddel (ex Gorgoroth e Obituary), morto tragicamente il mese scorso per un male incurabile. Assistere all’allestimento del palco dei Belphegor è un’esperienza da vivere in prima fila. La maschera antigas, posizionata su uno scheletro che sostiene il microfono del frontman, incute terrore, proprio come la traccia di apertura del set, Feast Upon The Dead ricca di velocità spezzacollo e rallentamenti claustrofobici. Tra Black Winged Torment e Pest And Terror lanciate dall’oscurità degli inferi più profondi, il suono acquista i tradizionali elementi brutali e scioccanti del suono tipicamente Belphegor, accentuato dai vocalizzi del frontman che questa sera supera se stesso. Con il pacchetto Gorgoroth, Kampfar, Gehenna l’indomani e l’Eindoven Metal Meeting alle porte, l’affluenza non è stata il massimo: ma i pochi presenti hanno mantenuto un buon livello di supporto per tutta la serata, soprattutto per gli headliner che si sono dimostrati, anche in questa occasione, semplicemente grandiosi.

Fabiola Santini (testo e foto)

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