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Acid Mothers Temple & the melting paraiso UFO

24 ottobre 2011, Spazio 211, Torino

Avete presente la leggenda dei soldati giapponesi che continuano a combattere imperterriti perché nessuno li ha avvertiti della fine della seconda Guerra Mondiale? Bene, fate conto che i quattro militi nipponici sperduti nella giungla siano loro, e che la guerra che non finisce mai sia la Loudness War dell’hard rock anni ’70, quando i dischi ancora si misuravano ‘a volume’.
Ben prima dello sperimentalismo sonico e della tradizione japrock, per gli Acid Mothers Temple conta infatti quel tipo di immaginario: lo indovini facile dalle capigliature folte, da una muraglia di amplificatori che fa tremare le pareti, da un flauto dolce che spunta all’improvviso e senza un vero perchè (una brutta parodia di Jethro Tull?), dalle spericolate acrobazie della chitarra di Kawabata Makoto, che entro la fine del set rimarrà appesa ai cavi elettrici (una chitarra lanciata verso il soffitto! Da quanto tempo non ne vedevate una? Ne avete mai vista una?). Dall’hard rock si parte e all’hard rock si torna, e anche le interminabili sessions spaccatimpani che compongono la scaletta di stasera devono inevitabilmente passare dal via di un riff granitico per poi andare a trasformarsi in tutt’altro. Acid Mothers Temple ‘Experience’ dovrebbero chiamarsi, non foss’altro per suggerire allo spettatore sprovveduto di non farsi ingannare dalle bottigliette di minerale sul palco, perchè il ‘trip’ è sempre lo stesso, e loro pure. Orgogliosamente ‘made in Japan’.
Simone Dotto

ph Federico Tisa

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