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TORTOISE A BOLOGNA - IL REPORT
TORTOISE A BOLOGNA - IL REPORT

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TORTOISE A BOLOGNA – IL REPORT

Quello tra Bologna e il post-rock è un amore di lunga data, che affonda le radici in quei “meravigliosi anni ’90” durante i quali il capoluogo emiliano ha rappresentato il terreno ideale per la fioritura e lo sviluppo, in Italia, di una visione della popular music progressista, trasversale, post-moderna, così come era stato per la new wave nel decennio precedente. Parallelamente alla diffusione della rave culture, in locali come il Covo e il “vecchio” LINK di via Fioravanti, si scriveva un capitolo importantissimo per la storia del rock. Non è un caso che per band com Godpeed You! Black Emperor, Mogwai, Ulan Bator, Bologna resti una tappa obbligata quando decidono di fare un giro in Europa del sud. E non poteva che essere così anche per i Tortoise, tornati sotto i riflettori dopo un decennio.
Ad ospitare la band statunitense, stavolta, è il “nuovo” LINK, location insolita per i concerti bolognesi, ma più capiente del Locomotiv anche se non proprio adeguata in termini di acustica.
Un concerto dei Tortoise è sempre un’esperienza del tutto particolare, capace di condurre gli ascoltatori in una sorta di ipnosi, guidata da un organico strumentale in continua trasformazione e animato dalla versatilità dei musicisti.
Con l’ atteggiamento informale di chi si sta riunendo per fare una semplice prova, John McEntire, John Herndon, Doug McCombs, Dan Bitney e James Elkington (inaspettato sostituto dell’assente Jeff Parker) salgono sul palco senza preavvisi o introduzioni utili a creare l’atmosfera. Quando attaccano, però, si rinnova la magia. Senza soluzione di continuità, né pause per riprendere fiato, i cinque musicisti, scambiandosi continuamente gli strumenti, alternano brani del nuovo album Touch (Vexations, Layered Presence e Night Gang i momenti maggiormente degni di nota) con perle del passato. Inutile dire che, quando la band si tuffa nel suo repertorio più apprezzato, non c’è presente che tenga. In Sarah, Mencken, Christ and Beethoven There Were Women and Men, I Set My Face to the Hillside, Ten-Day Interval e la stupenda Glass Museum, dimostrano quanto album come TNT e Millions Now Living Will Never Die abbiano superato brillantemente la prova del tempo.
Dopo un’ora e mezza, con la disinvoltura e la sobrietà con cui erano saliti sul palco, i Tortoise ringraziano e salutano il pubblico. Poi, molto umilmente, tornano a smontare gli strumenti, come una qualsiasi band alle prime armi. Vedere dei musicisti ultrasessantenni fare anche i roadie dopo aver suonato è un’immagine da fotografare nella memoria.

Tortoise
18 Aprile 2026

Link 2.0 – Bologna
Ferrara Sotto le Stelle
Report di Daniele Follero

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