La foto di Jack White è di David James Swanson
l festival La Prima Estate a Lido di Camaiore ha vissuto ieri una delle sue pagine più memorabili, trasformando il Parco BussolaDomani nell’epicentro del rock alternativo internazionale. Una line-up pensata per far saltare e sognare il pubblico fin dalle prime ore del tardo pomeriggio.
L’apertura della giornata è stata affidata a ottimi act (Unadasola, Jagwari, Lissy Taylor) che hanno scaldato a dovere l’atmosfera, preparando il terreno per quello che sarebbe stato un vero e proprio tornado sonoro. Ma la temperatura è decisamente salita quando sul palco sono saliti loro: The Hives.
E se esiste una band capace di ridefinire il concetto di “intrattenimento dal vivo”, quella sono sicuramente gli Hives. Capitanati da un inossidabile Pelle Almqvist, hanno travolto il pubblico con una scarica di garage rock ad altissimo voltaggio.
Come on usata come bignami di filosofia, e gli Hives non si limitano a suonare: dominano la scena, dialogano con il pubblico (spesso in un italiano esilarante e provocatorio), invitato al lasciarsi andare osando e pretendono l’attenzione assoluta di ogni singolo spettatore. Una performance muscolare, divertente e sfacciata, che ha confermato come la band sia ancora oggi una garanzia live.
Ma l’attesa messianica era tutta per lui.
Quando Jack White ha fatto il suo ingresso sul palco, l’aria stessa all’interno del festival è sembrata cambiare, elettrizzandosi all’istante. Ci sono ottimi musicisti, ci sono grandi performer, e poi ci sono icone capaci di far smuovere l’aria semplicemente camminando verso il microfono. Jack White appartiene a quest’ultima, rarissima categoria, non c’è da discuterne.
Il suo live non è stato un semplice concerto, ma una celebrazione quasi rituale del rock ‘n’ roll e dell’essenza stessa dell’arte. Con la sua inconfondibile aura da sciamano del blues moderno, White ha ipnotizzato la Versilia fin dal primo accordo distorto della sua chitarra. La sua energia sul palco è primordiale, selvaggia e al tempo stesso incredibilmente controllata: ogni riff tagliente e ogni assolo improvvisato portavano con sé il peso di una storia musicale immensa. Con lui una band affilatissima, navigata e unica fatta di “prescelti”.
La scaletta è stata un viaggio pazzesco che ha proposto un concentrato della sua storia personale, pescando a piene mani dal repertorio solista ma regalando anche i grandi inni dei White Stripes e l’energia dei Raconteurs. Questa alternanza ha dimostrato un magnetismo fuori dal comune: la sensazione diffusa tra il pubblico era quella di assistere a qualcosa di superiore, a una presenza mistica che canalizza lo spirito più autentico e viscerale della musica. Jack White ha letteralmente stregato La Prima Estate, lasciando dietro di sé una scia di pura estasi rock che rimarrà impressa nel DNA.
Foto di Lissy Taylor e The Hives di Sabrina Vani



















