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MOTORPSYCHO A CESENA
MOTORPSYCHO A CESENA

Live

MOTORPSYCHO A CESENA

Motorpsycho

Puoi averli visti dieci volte dal vivo, seguirne un intero tour, eppure non saprai mai cosa aspettarti dai Motorpsycho la sera successiva. E’ così vasto il repertorio da cui attingono che sembra quasi impossibile riescano a cambiare quasi interamente la scaletta ad ogni concerto. L’unica certezza è che difficilmente li sentirai suonare meno di due ore e mezza. La generosità, mista a una dedizione e un’energia invidiabili, fa dei Motorpsycho un esempio più unico che raro tra le band di una certa età. Età su cui ai tre norvegesi piace scherzare, con un pubblico non certo più giovane di loro: “Ora vi suoniamo un pezzo di tanti anni fa, quando eravamo più giovani e carini. E anche voi…” dice sorridendo Ben, quando la band si tuffa nei “gloriosi” anni ’90.

Dopo Livorno, per la seconda tappa italiana del tour di Yay! (il quinto in cinque anni: non male come media per un gruppo che ha superato il trentennio di attività) la band di Trondheim sbarca al Vidia di Cesena, tempio della romagna rock dagli anni della new wave, con il suo solito arsenale fatto di rock, jazz, improvvisazione, folk e tanta, tanta psichedelia. Ma prima di inondare il pubblico con fiumi lisergici e incantarlo con atmosfere ipnotiche che ricordano uno strano incrocio tra Grateful Dead, Pink Floyd e Gentle Giant, il trio parte con un mini set acustico, proprio come l’ultimo album. Un inizio sobrio, in cui il presente incontra quasi subito il passato. Dopo un primo assaggio di Yay! con Cold & Bored e Patterns, infatti, arriva il momento di due tra gli album più rappresentativi della band, Demon Box (Sunchild) e Timothy’s Monster (Feel). Aria di revival? Neanche per sogno. Imbracciate le chitarre elettriche, Ben Saether e Hans Magnus Ryan ritornano ai nuovi brani e si immergono in due bellissime versioni di Sentinels e Hotel Daedalus, una dopo l’altra, senza neanche tirare il fiato. E così vanno avanti per due ore, senza soluzione di continuità e poche parole,  alternando lunghe cavalcate (tra cui spicca la suite Gullible’s Travails) a brani più diretti come Upstairs: Downstairs, Serpentine e Nothing to Say. C’è spazio anche per due cover che, nel finale, spostano l’asticella verso sonorità decisamente più hard rock, tanto per chiarire che qualche radice della musica dei Motorpsycho si trova anche da quelle parti: The Pilgrim dei Wishbone Ash e la conclusiva Rock Bottom degli UFO. Iniziare con un’attitudine alla Crosby, Stills & Nash e terminare con il pubblico che intona a squarciagola il chorus di Rock Bottom, dopo essersi persi e ritrovati in un mare di psichedelia, per i Motorpsycho è normale amministrazione. Per chi li ascolta è, come sempre, un’esperienza difficilmente ripetibile.
Daniele Follero

Vidia Club – Cesena
21 Ottobre 2023
Foto di Rudy Filippini

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