Milano, Fabrique – 27 Marzo 2026
“Ti piace vincere facile?” diceva uno spot di qualche anno fa. I Suede per la loro data a Milano scelgono davvero di vincere facile, esaltando il pubblico con una scaletta basata quasi totalmente sui loro inni anni ‘90. C’è poco dal nuovo album Antidepressants, che pure è stato in generale apprezzato e la cui canzone Dancing With The Europeans (oggi non suonata) dà il nome al tour e ribadisce la fascinazione che il leader Brett Anderson ha sempre nutrito per l’Europa. C’è invece moltissimo dai primi dischi della carriera e soprattutto da Coming Up, album che compie trent’anni, e sembra essere questo il vero album in “promozione” stasera in un Fabrique tutto esaurito.
Mai come oggi è chiaro che Coming Up rimane uno di quegli album in cui ogni pezzo della tracklist è un classico. In realtà fu il risultato di una crisi interna scaturita dall’addio del talentuoso Bernard Butler, e dell’ingresso del giovane fan della band Richard Oakes che riusciva a colmare un vuoto che sembrava impossibile da riempire. A partire dall’intro storica di The Beautiful Ones fino al recente riff banger di Personality Disorder, a quanto pare il chitarrista non ha mai perso l’estro che convinse Anderson a scommettere su di lui. Dicono che ogni crisi è un’opportunità, nel caso dei Suede è più che mai vero: quell’album del 1996 divenne pietra miliare dell’inarrestabile onda Britpop che arrivava dalla Manica, e fu il primo registrato dai cinque della band – oltre ad Anderson e Oakes, anche Simon Gilbert alla batteria, Mat Osman al basso e Neil Codling alle tastiere – che sono in line-up ancora oggi e sul palco stasera.

E che dire del protagonista Brett Anderson? Personalità unica che, partendo dalle orme di Bowie e Morrissey, ha creato una sua forte identità di narratore decadente, a volte dark, col tempo più maturo ed esistenziale. Amori tossici, tossici in amore, letture e film, chimica e sostanze, sesso e seduzione, e un particolare sguardo da esteta che sa raccontare sensualità e attrazione a partire dai dettagli. La “bella presenza” lo ha sempre aiutato, certo, e vederlo ai suoi quasi sessant’anni sul palco con camicia bianca scollacciata e pantaloni slim fit, a saltare e roteare il microfono e incitare il pubblico, viene da pensare che abbia fatto il patto col diavolo. Ma si vede anche molto altro: l’autentica fame di contatto col pubblico, e la generosità di non risparmiarsi nemmeno ammalato, senza nascondere i colpi di tosse. Della tracheite che lo attanaglia se ne sbatte splendidamente, si sgola già da subito con la doppietta di apertura She e Trash, domina gli acuti di The Two Of Us, scende più volte tra il pubblico, accende i fan e li incita ai claphands e al singalong.
“È una singalong night”, infatti, lo dice anche Anderson stesso, davanti a un pubblico a tratti incredulo nell’assistere a qualcosa che, se non è la scaletta dei sogni, ci va molto vicino. In questo tour gli inglesi alternano setlist improntate sul nuovo album Antidepressants e altre più nostalgiche e inclini a un “best of” di classici. Quella di Milano appartiene al secondo caso, e i presenti portano a casa una cuccagna che forse nemmeno si aspettavano: She’s In Fashion e The Wild Ones acustiche, Saturday Night come encore, The Drowners, Metal Mickey e Animal Nitrate primi singoli della loro storia, e molte altre… in una serata non molto lunga, introdotta dall’indie rock dei Swim School, e continuata con la collezione di hit dei Suede in uno show fragoroso, compatto, che vola via veloce malgrado tutti si aspettassero ancora almeno due o tre pezzi. Novanta minuti senza recupero, in cui mettono a segno una goleada, e – appunto – vincono facile.
Testo di Paolo Albera
Foto di Loris Brunello (QUI la Gallery completa)
Setlist:
She
Trash
Animal Nitrate
The Drowners
Personality Disorder
It Starts and Ends With You
The 2 of Us
Filmstar
Can’t Get Enough
June Rain
She’s in Fashion
(Acoustic – Tour Debut)
Lazy
Shadow Self
The Wild Ones
(Acoustic)
Everything Will Flow
So Young
Metal Mickey
Beautiful Ones
Encore:
Saturday Night