Syd did, then hid
Magic to tragic,
so sad
(Haiku by Peter Sinfield)
Da quando Syd si è eclissato dalla nostra dimensione, attorno al 1968, per tornarci in frammenti decomposti e precari sino al 1971, seguì silenzio assordante: quasi dimenticato sino agli albori della neopsichedelia una decade abbondante dopo. Poche le eccezioni di illuminati ierofanti, come la radiante rivisitazione di Bowie in Pin Ups o del Kevin Ayers di Bananamour, poi i Television Personalities, i Soft Boys: insomma tante le voci che rifrangevano il genio di Syd, il più grande “what if…” della storia della musica alternativa.
Questa antologia raccoglie, in ordine sparso, alcune cover del genio Syd Barrett. Dagli stessi Pink Floyd, orfani di sé stessi, persi nel delirio multimiliardario, a Bowie ospite di Gilmour, al barrettiano più puro Robyn Hitchcock, ai devoti Kula Shaker. Perfino i Soft Machine (che purtroppo non sono quei Soft Machine che suonarono assieme ai Pink Floyd di Syd in diverse occasioni) si cimentano in una lunga jam, Rhamadan, ispirata da un tema di Barrett reimmaginato dalla straordinaria chitarra di John Etheridge, improvvisando alla maniera dei Pink Floyd, i cui live seppero gettare semi di inaudita precognizione. Consigliamo la versione in CD, assai più completa. Massimo Marchini
VV. AA.
Clowns and Jugglers – The Songs of Syd Barrett
Gonzo Multimedia