AROOJ AFTAB al Monitor festival – il report
11 Luglio 2025, Torino.
Se cercavamo conferme circa la qualità del Monitor festival nella location open di Spazio 211 a Torino, arrivano chiare e solide anche dall’ottimo day 2. Il percorso di avvicinamento all’headliner Arooj Aftab si perfeziona con una stuzzicante sequenza introduttiva che annovera l’ipnotismo digitale di Maria Chiara Argirò, la tenebrosità di Gia Ford ed la frizzante gioiosità YĪN YĪN, tutti contributi significativi per un’offerta assai diversificata. L’attesa cresce ed allo scoccare delle 23 calore e tenebre s’impadroniscono del palco con il felino ingresso della cantante rock jazz pakistana naturalizzata USA Arooj Aftab.

Vestita in total black luccicante e con occhiali da sole, l’artista, sorretta da una coinvolgente spigliatezza scenica, strega il pubblico esibendo un fascino ammaliante. La musica si distingue sin da principio per una sensuale interazione di complessità e versatilità, sfidando etichette di genere consolidate- La tavolozza musicale si estende ben oltre le definizioni jazz tradizionali, integrando elementi di folk, ambient, minimalismo, rock e persino tradizioni classiche asiatiche, offrendo al contempo ampie opportunità alla band che l’accompagna di dimostrare virtuosismo spinto all’interno di paesaggi sonori variabilmente coesi. La sottile ma potente interazione ritmica tra il bassista Petros Klampanis e il batterista Engin Kaan Günaydin, incanta. La scelta deliberata di tempi lenti e arrangiamenti spaziosi offre a ciascun musicista ampio spazio per lo sfoggio di un indomito estro tecnico, elevando anche i passaggi più sobri in esecuzioni dense di improvvisazione contemporanea e musicalità senza limiti; il chitarrista Michael Haldeman si dimostra particolarmente abile, trasformando alcuni momenti decisamente introspettivi in incontri abbaglianti attraverso ipnotici registri mediorientali. Le ricche linee di basso di Klampanis vivono di impulsi risonanti, simili a un motore finemente sintonizzato, mentre le delicate trame percussive di Günaydin risuonano soavi nell’aria circostante.

D’arricchire questa articolata profondità strumentale s’incarica la magnetica presenza scenica di Arooj, che oscilla tra un’immagine di apparente distacco e momenti di improvviso calore, umorismo e umiltà, rivelati attraverso aneddoti personali descritti con disinvolta partecipazione durante gustose e ripetute interazioni con il pubblico. L’alcol gioca la sua parte a partire dall’avvincente interpretazione del malinconico brano Whiskey, senza dimenticare un salutare bicchiere di vino che accompagnerà tutta il live set ed ancora innumerevoli lattine di birra offerte e distribuite gratuitamente tra il pubblico delle prima file. Un genuino senso di vulnerabilità ed intimità accompagna la sua narrazione, accogliendo gli ascoltatori nel suo mondo cosmopolita unico.
Le canzoni fluttuano dentro un unicum senza soluzione di continuità attraverso un repertorio costituito principalmente da materiale tratto del suo acclamato album Night Reign del 2024 insieme a selezioni recuperate da Vulture Prince del 2021 ed un pezzo commovente Aey na balam tratto dal debutto del 2014 Bird under water.
Una sinergia collettiva si impossessa del palco, tra ritmiche precise, arrangiamenti espansivi e destrezza assoluta che raggiunge il suo apice durante Raat Ki rani, cinque minuti di inebriante catarsi, tra estasi e disperazione. Un’artista singolare, un concerto meraviglioso denso di un senso fluttuante di presente ed assente allo stesso tempo. L’attesa di un miracolo…… finita!
GIANCARLO COSTAMAGNA
Foto di LORIS BRUNELLO
Bonus: Maria Chiara Argirò + Gia Ford + Yin Yin


