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Speciale Rough Trade

C’è come una sorta di legame affettivo fra Rough Trade e chi scrive. Il primo luogo ‘leggendario’ che mi precipitai a visitare non appena misi piede sull’agognato suolo di  Londra (parliamo del Luglio 1981) fu proprio quel glorioso negozietto di nome Rough Trade ubicato in Kensington Park Road, a Notting Hill (o Ladbroke Grove), nella zona ovest della capitale. Nel 1976 Geoff Travis (già insegnante di recitazione) scelse quella location perché nei pressi di Powis Square, dove fu girato Performance, uno dei suoi film preferiti. In quella manciata di metri quadri, ricolmi di ogni ben di Dio in vinile sonante, mi si spalancò un mondo. All’interno c’era un drappello di giovani punk intenti ad ascoltare un disco reggae a palla. Ben sapevo quanto la minoranza giamaicana avesse trovato alleati fedeli nelle arrabbiate compagini punk del Regno, ma toccare con mano ‘la scena’, respirarne l’energia e la chimica straordinarie fu come inebriarsi al profumo della storia, sentirsi parte di essa, testimone di un’era. All’epoca di quella rocambolesca e indimenticata vacanza londinese, Rough Trade era casa discografica già da alcuni anni, creata nel 1978 dallo stesso Travis per dare voce alla progenie di band emergenti che fervevano nell’underground dell’isola e cavalcavano lo spirito del do-it-yourself allora in voga. Ai tempi c’era pure la Small Wonder, altra etichetta indipendente con annesso negozio confinato in una zona periferica della capitale. Per inciso fu lì che recuperai una copia di Bela Lugosi’s Dead, il primo singolo dei Bauhaus che vide la luce per questa label leggendaria. L’avventura della Rough Trade ha inizio nel Febbraio del 1976 in quel di Ladbroke Grove, sito prescelto da Travis dove ospitare un piccolo shop specializzato in garage rock e musica reggae. Non voleva il solito esercizio commerciale, ma uno spazio alternativo – un “community-based environment” – ispirato al City Lights Bookstore di San Francisco. Vi installò un sound system giamaicano di seconda mano mediante cui intrattenere i visitatori ed animare l’ambiente.

Volevo un luogo in cui potersi recare ogni giorno per ascoltare musica. Era una cosa situazionista: trasformare il tuo lavoro in un gioco. Vivevamo negli squat, così tutto quel che ci importava era disporre di un po’ di denaro per pagarci i pasti e andare ai concerti.

In breve tempo la bottega delle meraviglie diventa un punto di riferimento ineludibile per i fautori e cultori dei suoni nuovi…su Rockerilla 430 Giugno ’16 l’articolo di Aldo Chimenti “Il regno del post-punk e dintorni“, la discografia consigliata “I Magnifici 50” e l’intervista di Gianluca Polverari a Geoff Travis.

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