Un’attesa spasmodica, a tratti grottesca. Il silenzio seguito alla notizia del ricovero di Wayne Coyne per bronchite e del conseguente annullamento del concerto previsto a Vienna, che avrebbe aperto il tour europeo dei Flaming Lips, ha lasciato tutti con il fiato sospeso. La cancellazione del successivo show di Milano, sebbene per motivi diversi (a quanto pare, scarsa prevendita) non faceva ben sperare. Eppure, nessuna smentita.
Quando, poco dopo le 20, Coyne compare sul palco del Bonsai Garden, accompagnato dal figlioletto, sembra quasi un miracolo. Fake news? Smentite? Neanche per sogno. Il leader della band statunitense ci tiene a chiarire tutto e spiega ai presenti la sua avventura con la bronchite, sconfitta una prima volta negli U.S.A. e tornata a tormentarlo non appena sbarcato in Europa. Le sue condizioni continuano ad essere precarie, ma non tanto da imporgli altri stop. Qualche avvertenza, tuttavia, è necessaria: “se la voce dovesse calare voi continuate ad incitarmi” chiede al pubblico, che gli risponde con affettuose urla di acclamazione.
La discutibile logica del doppio concerto in una stessa sera (BOnsai prima, Sequoie subito dopo) impone ai Flaming Lips di iniziare la performance con la luce del sole ed è un vero peccato: la mancanza di oscurità attutisce molto, nella prima parte del concerto, la potenza di luci e colori che caratterizza le loro scenografie. Ma, neanche questo riesce a frenare il magnetismo travolgente della band di Oklahoma City.
Wayne Coyne, unico superstite di svariati cambi di line-up, la voce ridotta a un filo, è di una generosità enorme e, tra alti e bassi, la “porta a casa”. Ogni perplessità sorta dalle sconfortanti premesse e dall’avvio di “riscaldamento” con It Overtakes Me, si scioglie come neve al sole non appena la band attacca con Yoshimi Battles the Pink Robots e sul palco prendono forma due enormi gonfiabili, i primi di una lunga serie.

Mescolando ironia, psichedelia, pop culture e sci-fi come solo loro hanno saputo fare, i Flaming Lips ripercorrono, con alcune eccezioni, solo una parte della lunghissima carriera, focalizzandosi sul periodo tra fine anni ’90 e inizio ’00. Undici brani in scaletta su diciassette appartengono, infatti, ai tre album pubblicati in quegli anni (The Soft Bulletin,Yoshimi Battles the Pink Robots e At War With The Mystics). Il resto delle scelte scava nel repertorio precedente (Turn It On; un’intensa Five Stop Mother Superior; She Don’t Use Jelly), senza riservare spazio alla produzione successiva (da Embryonic in poi). Coyne, nonostante la stanchezza, non rinuncia al ruolo di mattatore e, come il protagonista di una fiaba si muove sul palco tra robot, alieni, coriandoli e strambi personaggi. E, quando, per salutare il pubblico, solleva una composizione di lettere gonfiabili con su scritto: “Fuck Yeah, Bologna” gettandola alle prime file, il pubblico ricambia il commiato cantando a squarciagola “Do You Realize?”. Dopo un’ora e mezza ad alta intensità, nessuno spererebbe in un bis, ma le poche centinaia di presenti si fanno sentire e la band si congeda con un’inaspettata cover di War Pigs dei Black Sabbath. Chissà se la rinuncia ai due restanti brani previsti in scaletta, All We Have Is Now e A Spoonful Weighs a Ton, sia dovuta alla decisione del cantante di fermarsi o alla necessità di terminare il concerto in orario, per non accavallarsi con l’inizio dell’esibizione di Kid Yugi, prevista subito dopo. Sperando si tratti della prima ipotesi, auguriamo a Wayne Coyne una veloce ripresa. Lo merita lui, lo merita il pubblico e lo merita il resto del gruppo, che ha dimostrato, nella difficoltà, l’importanza del collettivo.
Setlist:
It Overtakes Me
Yoshimi Battles the Pink Robots, Pt. 1
Yoshimi Battles the Pink Robots, Pt. 2
Turn It On
The Spark That Bled
Five Stop Mother Superior Rain
The Golden Path
True Love Will Find You in the End
Every Teardrop Cried
The Yeah Yeah Yeah Song (With All Your Power)
Vein of Stars
Pompeii Am Götterdämmerung
Fight Test
She Don’t Use Jelly
Do You Realize??
Encore:
War Pigs
The Flaming Lips
18 Giugno 2026
BOnsai – Bologna
Report di Daniele Follero
Foto di Rudy Filippini























