Sigur Rós
10 Settembre 2025
Teatro Arcimboldi – Milano
Testo a cura di Valentina Zona
Foto di Rudy Filippini
Milano accoglie le prime due date italiane della nuova tournée orchestrale dei Sigur Rós: quattro appuntamenti in totale, che prendono il via dal prestigioso Teatro degli Arcimboldi, punto di riferimento culturale nel quartiere della Bovisa.
La band-culto islandese sceglie di portare live l’ottavo album in studio, ultimo in ordine di tempo, ÁTTA, uscito nel 2023, insieme a brani tratti da Takk… (di cui quest’anno si celebra il ventennale), oltre a una selezione di pezzi estrapolati da ( ), Valtari, Ágætis byrjun, Með suð í eyrum við spilum endalaust, Von, tutti riarrangiati per essere accompagnati da un’orchestra di 41 elementi.
Non si tratta di un’orchestra fissa, com’è facile intuire; nel caso del capoluogo lombardo, è stata scelta l’Orchestra Sinfonica di Milano. Il caso vuole che mi ritrovi in platea seduta accanto a qualcuno che in quell’orchestra ci lavora, ma che non è sul palco stasera, e che mi racconta che l’ensamble (qui in formazione ridotta, perché conta in realtà oltre 90 elementi), ha ricevuto circa una settimana fa gli spartiti da studiare, per poi eseguire due prove insieme alla band prima dell’esibizione. Non dovrebbe stupire, visto che siamo di fronte a musicisti professionisti, eppure resto incantata all’idea che quella sinergia perfetta, impeccabile, a cui assistiamo sin dal minuto zero, sia in realtà frutto di due incontri fugaci prima di salire sul palco.
Gli stessi Sigur Rós hanno fatto una scelta ambiziosa, perché per ogni nuova città del tour incontreranno nuovi musicisti, nuove orchestre (a Roma sarà la Piemme Project Ensemble), e per quanto l’opzione sia l’unica logisticamente possibile (come fai a portare in giro per il mondo un’orchestra di 41 elementi tutta tua?), ha comunque tutta l’aria di una sfida che si rinnova ogni sera.

Ma veniamo al concerto. Dei Sigur Rós è nota la capacità, per certi versi inspiegabile, sicuramente sorprendente, di creare una connessione spirituale col proprio pubblico in barba alle barriere linguistiche: persino i fan più appassionati ammettono candidamente di non saper neppure pronunciare i titoli di alcuni dei loro brani preferiti. Non è certo musica che puoi canticchiare, quella dei Sigur Rós, perché tra islandese e Vonlenska tutto quello che puoi fare è lasciarti rapire, ipnotizzare, e ascoltare. Ecco, se c’è una cosa che i Sigur Rós ci insegnano, è l’importanza dell’ascolto. Merito soprattutto della voce celestiale di Jónsi, capace di smuovere maree interiori, e più in generale di una ricerca sonora che negli anni ha portato la band ad essere un vessillo dell’ambient/post-rock contemporaneo: la loro musica, eterea eppure potente, è un’architettura di ghiaccio che ora si nasconde nella nebbia, ora si staglia nella luce, ora affronta la tempesta. Musica della natura e dell’anima; musica che va oltre lo spazio, il tempo e le ere geologiche, capace di descrivere, a modo suo, il suono delle nuvole e degli abissi.

Tra i pezzi più amati, vengono eseguiti Starálfur (nota per essere stata utilizzata da Wes Anderson ne Le avventure acquatiche di Steve Zissou), Untitled #1 – Vaka, Ylur (veramente da brividi) e ovviamente quello che è forse uno dei loro brani più celebri, Hoppípolla (letteralmente “Saltare nelle pozzanghere”), autentico inno alla gioia infantile.
Due set di un’ora circa, intervallati da una pausa di venti minuti. Tanta emozione, tanta commozione tutt’intorno. Come se i nostri cuori non fossero pronti per tutta questa bellezza. Il pubblico esulta alla fine di ogni brano, gli applausi sono scrocianti: Milano abbraccia i Sigur Rós, e quell’abbraccio è ricambiato. Al termine del concerto, la band è al centro del palco per ringraziare. Jónsi, che raramente vediamo sorridere, appare trasfigurato: si mette a incitare il pubblico gridando, entusiasta come un bambino. È un grido liberatorio, il suo, che lascia andare tutto ciò che il corpo ha trattenuto: tensione, concentrazione, adrenalina, gioia, fatica. Le persone escono dal teatro spossate e sorridenti, quasi stordite. Molti hanno gli occhi lucidi: non è difficile immaginare che abbiano ripetutamente pianto.
Setlist:
Set1
- Blóðberg
- Ekki múkk
- Fljótavík
- 8
- Von
- Andvari
- Starálfur
- Dauðalogn
- Varðeldur
Set 2
- Untitled #1 – Vaka
- Untitled #3 – Samskeyti
- Ylur
- Skel
- All Alright
- Untitled #5 – Álafoss
- Sé lest
- Hoppípolla
- Avalon












