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SET UP! : il report e la photogallery

Torna SET UP! presso gli spazi di Punta della Dogana a Venezia, per dovere di cronaca, il format ideato da Palazzo Grassi in collaborazione con il curatore veneziano Enrico Bettinello, con una programmazione di eventi tra musica, danza e performance che incuriosisce per la sua eterogeneità. Non esiste infatti un genere che guida le due serate e questo fa parte della ricerca che gli organizzatori stanno conducendo: il tentativo dichiarato è infatti quello di mettere insieme alcuni protagonisti della scena musicale e coreografica contemporanea che sono ritenuti rilevanti, interessanti e innovativi, anche se questo aggettivo può apparire talvolta abusato. In tal senso il percorso su questi tre livelli performativi azzarda accostamenti e produce stupore perché quello che si intende costruire è anche un tragitto emotivo, che accosta momenti più giocosi ad altri più riflessivi, ad altri infine più liberatori, e che vede il pubblico, nella gestione dello spazio, sullo stesso piano delle performance.

Le navate di Punta della Dogana sono allestite in modo elegante el’atmosfera nel complesso resta informale nonostante l’impatto scenico di quella che nasce come un’area museale-espositiva di cui vengono sfruttati tre ambienti diversi, messial servizio di un evento biennale tanto atteso in città, stando alla rapidità con cui è stato registrato il sold-out dei biglietti d’ingresso.

E noi siamo andati a vedere.

Prima serata

I Greener Grass sono la prima scoperta in una serata di sorprese, con inizio sul palco adiacente l’entrata: Sanne Huijbregts, Julia Werner, Vita Pagie e Camiel Jansen uniscono tre voci femminili e un musicista in una band che fa polifonia vocale e musicale utilizzando vibrafono, glockenspiel, contrabbasso e ukulele. Il loro è un cantautorato in cui si riconosce una matrice americana ed europea, con vive impronte spiritual e gospel che virano talvolta verso vocalità più indie-folk. Gli arrangiamenti delle canzoni portano l’orecchio in un’area di ascolto tra attesa e completezza dove la scrittura, così come l’estetica del suono, non lasciano niente al caso.

Wowawiwa è l’incontro avant-pop tra Alma Söderberg, coreografa e performer, qui anche alla voce, e il producer Hendrik Willekens. Il loro set si sviluppa all’interno del cubo di Tadao Andō. L'(auto)ironia e l’irriverenza – in linea con lavori antecedenti – si fonda su un groove di basi in cui il canto è una sorta di beat-box scomposto, improvvisato e disatteso. Proprio questa componente, sicuramente d’impatto è in grado di coinvolgere il pubblico per la leggerezza della costruzione.

La performance della coreografa Nora Chipaumire, per due performer e un chitarrista, ci sposta su un piano completamente diverso, in cui il punk-noise è unito all’attivismo e a una chiave politica nel testo, chiave evidente e dichiarata. Nata in Zimbabwe e da anni trasferitasinegli USA, con il suo lavoro tra corpo e voce agisce secondo una sorta di tribalità ricollocata e reinventata, impostando, avviando, fondando, creando e provocando proprio su stereotipi razziali e di genere, componenti di un’esperienza che bilancia ciò che abbiamo ascoltato prima – e questo i curatori lo sanno bene – e realizza alcune delle accezioni del verbo “set up”.

È il momento in cui gli ÄTNA raggiungono il main stage per la quarta tappa nella sala grande: dream sounds nordici, beaten beats sono-insieme a minimalismo, piano, synth e batterie effettati -gli strumenti con cui il duo tedesco formato da Inéz alla voce e Demian Kappenstein propone un electropop spinto verso esiti che ripercorrono gli anni Ottanta per arrivare ad ora. 

Ma è con Awesome Tapes From Africa che la serata prende quota, dando ragione alla smania danzereccia del pubblico. Brian Shimovitz, con un look da etnomusicologo d’antan, alza la temperatura del minimale cubo di Tadao con il suono saturato delle sue audio cassette, che mixa tramite una tape deck a doppia piastra, proponendo un repertorio cross-genre che va dalla tradizionale rhumba africana, a rimbalzose digressioni dancefloor contrapposte a improbabili tracce wave e pop.

Dopo queste divertite peregrinazioni nel continente nero, il pubblico si riversa copiosamente nella navata centrale (ancora main stage), dove Kelly Lee Ownen celebra la chiusura della prima serata di SET UP! con un prorompente dj set dalle energiche basse frequenze e carico di rimandi alla club culture di matrice berlinese. Rispetto alle delicatezze dream pop del suo esordio – si pensi all’omonimo album pubblicato da Smalltown Supersound nel 2017 -, con sensuose attitudini alla consolle la producer gallese tiene alto il ritmo di un set decisamente techno-house, fino a sciogliere la tensione generale con il suo noto remix di Arisen My Sensesdi Björk, che va a chiudere la festa.

Kelly Lee Owens

Seconda serata

Per la seconda serata di SET UP!, si respira nelle navate di Punta della Dogana una certa attesa, complice anche l’apertura del carnevale veneziano che già comincia a diffondere la sua frenesia per le calli e i campielli della città anfibia.

L’apertura è affidata a Marco Scipione, sassofonista a capo di una pletora di pedalini, accompagnato da Simone Giorgi ai synth e chitarra, che assieme rappresentano l’unico vero momento di sperimentazione elettronica all’interno dell’intero festival. A seguire la performance di danza degli MK che sulle note di un rassicurante minimalismo dalle tinte ambientali, si producono in una coreografia dove l’interazione tra performer e il loro rapporto nello spazio è preminente, nelle intenzioni, rispetto alla mera esecuzione tecnica del gesto.

È quindi la volta della musicista e attivista americana Moor Mother. Muscolare, violenta, la sua musica in bilico tra noise e hip-hop mostra un portato politico che scaturisce dalla verve espressiva del corpo, oltre che dai testi urlati all’indirizzo del pubblico, che per la verità non appare troppo preparato ad un’interazione così forte con la rapper, la quale sembra ignorare i rapporti di prossemica tipicamente europei e non trova forse il clima più favorevole alle sue modalità comunicative. Ma fa anche questo parte del disegno degli organizzatori, nell’idea che chi partecipa a SET UP! abbia la possibilità di interagire con gli artisti potendo stare su uno stesso piano comune.

A dissipare completamente le ombre della rivendicazione della community afro-americana, ci pensa Omar Souleyman – navata principale – che con il suo sound mediorientale e un look caricaturale da perfetto Saudita ci porta al ricevimento di un immaginario matrimonio siriano. Del resto è così che ha iniziato la sua carriera, una specie di Gigi D’Alessio coi baffoni, che intrattiene il pubblico e fa ballare su frenetiche basi musicali, spumeggianti di festante “dabka” in salsa elettronica.

Prosegue nel solco la giovane dj Sama’, emblematica esponente della scena elettronica underground palestinese, che si è guadagnata di recente fama internazionale grazie anche al suo attivismo politico, con un set techno sostenuto: cassa di punta, hi-hat incisivi e buone dinamiche. Una nota di merito va anche al light design e alle visuals che fanno da sfondo alla performance. Forse il suono manca un po’ di profondità, ma il ritmo è serrato e non ci perdiamo un beat fino a quando si accendono le luci in sala.

Ci rivediamo tra un paio di anni, Venezia ci conta.

Enrico Coniglio & Alessandra Trevisan

Venezia, Punta della Dogana 7 e 8 febbraio 

ph Matteo De Fina

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