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Nation Of Language a Milano, il passato non è nostalgia

Nation Of Language

+ Leatherette

23 Novembre 2025

Magazzini Generali – Milano

«Quella frase [Dance called memory] ha subito catturato la mia attenzione. Per me evoca l’idea che la memoria sia qualcosa di dinamico, in continuo movimento: ci sono ricordi che cerchiamo di conservare, altri che vorremmo dimenticare, altri ancora che ricordiamo in modo distorto. Alcuni li celebriamo, altri li rinneghiamo. In mezzo a tutto questo, ci muoviamo – schiviamo, affrontiamo, rielaboriamo – come in una sorta di danza con il nostro passato.» Così il leader Ian Richard Devaney, nella nostra intervista del numero di settembre, commentava la scelta del titolo del nuovo album dei Nation Of Language. 

Il passato dunque non è solo nostalgia (ci permettiamo di ispirarci al claim “il futuro è già nostalgia” di Ypsigrock, festival in cui si esibirono nel 2024). Lo stile della band di Brooklyn fa certamente breccia in chi ha nelle sue corde i suoni di tastiere vintage, ritmi sintetici, riverberi atmosferici, anni 80 dai New Order agli Smiths. Ma lo rielabora in un’estetica elegante e non per forza citazionista, che riesce a suonare attuale, asciutta, forse definitivamente timeless. Non stupisce che il loro pubblico abbracci un po’ tutte le età, dai giovani anagraficamente più vicini a loro, fino a salire alla generazione X, anch’essa abbondantemente rappresentata nel concerto ai Magazzini Generali a Milano. 

Gli orari molto serrati collocano i bolognesi The Leatherette, band di apertura, un po’ prima dell’orario di inizio ufficiale della serata: purtroppo non tutti riescono a goderseli ma meritano di essere seguiti perché possono diventare il riferimento “italiano” per chi ama la scena post-punk d’oltremanica. I Nation Of Language sul palco gli fanno i complimenti (e al banchetto merch i vinili saranno richiesti, sia degli uni che degli altri).

La scaletta della band newyorkese è dedicata in buona parte ai nuovi pezzi di Dance called memory, davanti a un pubblico che li conosce già molto bene. Rispetto all’ascolto su disco, il live si arricchisce di molto movimento e “corpo”. Sul palco l’inafferrabile silhouette di Richard si muove continuamente, salta, balla, non si ferma mai fino all’ultimo. A volte imbraccia la chitarra (strumento leggermente più presente nei nuovi pezzi) oppure va alle tastiere ad affiancare Aidan Noell, sua compagna nel progetto artistico e anche nella vita. Al basso c’è Alex MacKay, ormai da almeno tre anni elemento stabile. Otto riflettori circondano il trio, luci nebulose si armonizzano esteticamente con la voce generosamente riverberata; c’è da dire che a livello vocale, nonostante il dispendio di calorie nel ballo perpetuo, Richard è di una precisione notevole e non perde una nota. 

Il repertorio a cui attingono ammonta ormai a quattro album. Ci sono pezzi che funzionano in maniera particolare: Weak in your light con un particolare gioco di luci, The Wall & I emozionante conclusione del concerto, I’m not ready for the change forse la più amata dell’ultimo album, Across that fine line freneticamente chitarristica e forse la più “rock”, September again perché non smetteremo mai di avere bisogno di canzoni che parlano di settembre, autunni, malinconie. La malinconia rimane un po’ in sospeso perché in un’ora e un quarto il concerto finisce. E allora cos’altro aggiungere? Lo dice lo stesso Richard al microfono: “questa è la nostra unica data italiana del tour. Raccontate ai vostri amici, e magari poi…”

Paolo Albera

Foto: Todays Festival 2024 (Loris Brunello)

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