Millencolin
26 Giugno 2025
BOnsa Garden – Bologna
A cura di Daniele Follero
Foto di Rudy Filippini
C’è stato un tempo, tra la seconda metà degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, in cui il cosiddetto skate punk ha rappresentato la colonna sonora di una generazione di teen-ager nel segno di energia, potenza e ritornelli ultra orecchiabili suonati alla velocità della luce. Erano gli anni in cui NOFX, Bad Religion, Pennywise, Propagandhi, Offspring, Lagwagon portavano il mondo hardcore fuori dal suo impenetrabile guscio fatto di rabbia, militanza e attitudine straight edge, mescolandolo con sonorità vicine al pop e all’alternative rock. Una tendenza nata e cresciuta negli USA, in cui, senza remore e timori reverenziali, si sono “intromessi” senza chiedere il permesso, gli svedesi Millencolin, innamorati della skate culture ma lontani dal sole della California.
Un quarto di secolo dopo, quel sound resta un ricordo lontano, racchiuso com’è in una bolla generazionale, e il suo pubblico è diventato una nicchia, emotivamente legata al ricordo.

Il concerto dei Millencolin al BOnsai Garden è parte di questo processo rievocativo, che si può semplicemente riassumere in una parola: revival. E nessuno, né tra il pubblico presente né tra i musicisti affermerebbe il contrario. Dell’ ultimo album della band, SOS, in una scaletta quasi interamente dedicata ai momenti memorabili del quartetto, trova posto soltanto la Titletrack, mentre dominano marchi di fabbrica evergreen come Home from Home e, ovviamente Pennybridge Pioneers, il disco della consacrazione. Gli ex ragazzi cinquantenni tra il pubblico non vogliono novità. Hanno voglia di cantare e pogare. E ricordare.

Nikola Šarčević, Mathias Färm, Erik Ohlsson, Fredrik Larzon sono lì sul palco per quello. Stanno insieme da più di trent’anni e funzionano ancora bene, per quanto l’età non si possa nascondere, soprattutto nel caso di un gruppo che viene dall’hardcore. I due chitarristi dialogano ancora bene tra loro, mentre la sezione ritmica fa il suo dovere, essenziale e precisa. Si sente, però, un po’ di stanchezza, soprattutto nelle parti ritmicamente più sostenute e nella voce di Nikola, che spesso gli resta strozzata in gola. Poco importa. Quando i Millencolin attaccano con classici come Fox, Fingers Crossed, Kemp, Pepper, le imprecisioni e i segni dell’età passano in secondo piano. Basta il groove. E quello c’è, eccome. Nel finale, il pogo coinvolge quasi tutti gli spettatori alle spalle del pit e il polverone che si alza arriva quasi ad oscurare il palco, che ormai sono in pochi a guardare. Il finale, con, una dopo l’altra, No Cigar, Penguins & Polarbears, Duck Pond e Mr. Clean, è quello che ti aspetti, la combo giusta per chiudere in bellezza. Ciò che lascia un po’ l’amaro in bocca a molti dei presenti è, piuttosto, l’orario della performance, stretta tra le 20,30 e le 21,30 a causa del successivo concerto degli Afterhours sul palco del Sequoie Music Park (a meno di 100 metri di distanza) in programma per le 21,45. Una scelta che ha generato un po’ di confusione a chi non conosceva la location e penalizzato il gruppo svedese, costretto a salutare prima ancora che calassero le tenebre e l’aria, in una giornata di caldo infernale, si rinfrescasse un po’.














