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MESSA A BOLOGNA
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MESSA A BOLOGNA

L’ascesa dei Messa appare inesorabile. Da Cavaso dei Tomba, nella tranquilla provincia di Treviso, a una dimensione internazionale, sottolineata dal recente contratto con la storica label statunitense Metal Blade, la band italiana sembra non volersi più fermare. Partiti dodici anni fa dagli oscuri bassifondi del doom con un approccio decisamente eterodosso, Sara Bianchin, Alberto Piccolo, Marco Zanin e Rocco “Mystir”Toaldo hanno stupito il mondo dell’hard rock superandosi di album in album e giocando a nascondino con influenze musicali che uniscono passato, presente e futuro: nuove sonorità e rock anni ’70, progressive, blues, goth rock e jazz.
Dai Led Zeppelin ai Candlemass, passando per The Gathering, senza assomigliare a nessuno: sembra questa la prerogativa del quartetto veneto, che torna a Bologna per presentare l’ultimo disco in studio, The Spin.
Ad aprire la serata, due band a kilometro zero, Entropia e Horror Vacui, provenienti dalla Bolognina, storico quartiere operaio del capoluogo emiliano. I primi si presentano con un lacerante sludge core da brividi che ammutolisce letteralmente i presenti. Non necessitavano, invece, di presentazioni gli Horror Vacui, noti esponenti italiani di una dark wave dal sapore retrò che catapulta il pubblico nelle atmosfere di inizio anni ’80.
Sono quasi le 22 e di musica se ne è già sentita tanta, quando, senza fronzoli né introduzioni scenografiche, salgono sul palco i Messa e, dopo un veloce saluto, attaccano con Fire on the Roof, primo di sette brani (su dodici in scaletta) tratti da The Spin, centro focale della setlist. L’atmosfera si scalda velocemente e l’intensità di brani come The Dress e Thicker Blood avvolge un Locomotiv strapieno, con il pubblico che si affolla fino al corridoio d’uscita. Un assolo di Piccolo, accompagnato da droni di synth introduce Pilgrim e il doom ritorna ad essere l’asse portante del sound, con Babalon e Dark Horse a completare la parentesi dedicata al recente passato della band prima di tornare, con Immolation e Reveal, al presente.
C’è spazio anche per i ricordi più remoti, nel bis. La conclusiva Leah, come sottolinea Sara Bianchin, protagonista carismatica della serata grazie alla sua voce straordinaria, è un ritorno alle origini. Che chiude un cerchio, proprio come l’immagine di copertina di The Spin.

Messa + Horror Vacui + Entropia
30 Gennaio 2026
Locomotiv Club – Bologna
Report di Daniele Follero
Foto di Loris Brunello dal concerto di Torino

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