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MEGADETH + ANTHRAX AND MORE A FERRARA
MEGADETH + ANTHRAX AND MORE A FERRARA

Live

MEGADETH + ANTHRAX AND MORE A FERRARA

Giugno. E’ tempo di omaggi, celebrazioni, grandi eventi. E quest’anno, a distanza di dieci giorni, l’Emilia-Romagna si è trasformata nel palcoscenico dei due appuntamenti più attesi dal popolo italiano del metal. Tre dei quattro big four si sono misurati con i quarant’anni di carriera: i Metallica prima, poi gli Anthrax e i Megadeth, in due serate memorabili, hanno dimostrato, anche se con esiti alterni, di meritare ancora lo status di “grandi” del thrash metal.
A differenza del concerto del Dall’Ara, che ha lasciato spazio alle proposte innovative di Knocked Loose e Gojira, il ritorno dei Megadeth in Italia è stato un trionfo del passato, celebrato prima dalle glorie locali del thrash revival Game Over, poi dai fratelli Cavalera, che hanno eseguito integralmente lo storico Chaos A.D. dei Sepultura, pietra miliare del post-thrash. Un po’ fuori contesto, sebbene radicati nella tradizione hard’n’heavy sin dal decennio dei ’90, i Black Label Society di Zakk Wylde. Difficile, invece, spiegarsi la presenza dei portoghesi Gaerea, astro nascente dell’universo post-black metal e, quanto a sonorità e riferimenti musicali, completamente scollata dalle altre band in cartellone. Pochi se ne sono accorti, in ogni caso.

MEGADETH + ANTHRAX AND MORE A FERRARA

Cavalera
Con una lista di band così ricca e la prospettiva di trascorrere dieci ore sotto il sole con più di trenta gradi, la maggior parte del pubblico che ha riempito l’area di Piazza Ariostea, ha pensato bene di arrivare attorno alle 17, in tempo per ascoltare gli ex-Sepultura, saltando a piè pari i primi due opening act.
Accolti da una platea calda come il sole ancora alto, Max e Igor Cavalera hanno rivisitato uno degli album più importanti della band brasiliana con la giusta dose di energia. A una certa distanza, le rughe non si vedono e i segni del tempo sono meno evidenti. La performance, intensa, è filata via liscia, con l’iniziale Refuse/Resist, Amen, Biotech Godzilla, Territory e la cover di Symptom of the Universe dei Black Sabbath a regalare sussulti a profusione e spunti per il pogo.

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Black Label Society
Alle 19,30, i Black Sabbath, come una sorta di convitato di pietra, si sono materializzati nuovamente nella figura di Zakk Wylde, fedele chitarrista di Ozzy fino ai suoi ultimi giorni. Inevitabile l’omaggio alla memoria del madman da parte dei suoi Black Label Society. Quando, in coda a Heart of Darkness, la band attacca la seconda parte di No More Tears, un boato del pubblico sottolinea l’intensità emotiva del ricordo. E non si tratta di un semplice escamotage acchiappa-applausi ché Wylde non ne ha bisogno. Istrionico, esperto, tecnicamente impeccabile, sia con la voce che con la chitarra, Zakk si conferma un vero e proprio animale da palcoscenico, supportato da musicisti di alto livello che regalano al pubblico un’ora di musica tra glorioso passato (Suicide Messiah; Stillborn) e dignitoso presente (Name in Blood).

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Anthrax
Un’ora è la finestra temporale concessa anche agli Anthrax. Il tempo, però, è relativo e la performance del quintetto newyorchese è così travolgente, da lasciare tutti con la percezione di essere stata troppo breve. E’ incredibile come riescano ancora a sostenere certi ritmi e a mantenere un tale livello. Joey Belladonna ha una voce ancora molto potente, sebbene priva della tonicità degli anni migliori. Con quello che si sente in giro (Johnson, Axl Rose, lo stesso Mustaine) meriterebbe una statua. Scott Ian, Frank Bello e Jon Donais sono macchine rodate alla perfezione. Il collante principale, però, si trova dietro le pelli. Charlie Benante non ne sbaglia una, che sia con gli Anthrax, con i Pantera o con qualsivoglia progetto che metta alla prova la sua duttilità.
Con il piglio di chi ha a cuore il divertimento e continua a prendersi poco sul serio, il gruppo porta avanti uno show ormai rodato da anni, strutturato su brani immortali (Among the Living, Madhouse, Caught in a Mosh, Metal Thrashin’ Mad e la War Dance di Indians in chiusura). Unica novità, il singolo It’s For the Kids, anticipazione dell’album Cursum Perficio che uscirà a settembre per Nuclear Blast.
Nonostante siano trascorse già alcune ore, sempre più gente si immerge nei “moshpit”, che sorgono spontanei fuori e dentro il “golden circle”, ormai trasformatosi in una fastidiosa zona di privilegio che impedisce l’interazione, tagliando in due la platea e allontanando la visuale di molti metri a chi ha pagato “solo” 80 Euro. Quando il pubblico del metal era composto prevalentemente da ventenni, le prime file erano una zona di conquista dei più audaci e motivati, oggi sono un luogo comodo, riservato a chi paga di più.

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Megadeth
Con una precisione impeccabile rispetto alla timeline annunciata, alle 21.30, quando, finalmente, il sole ardente del pomeriggio è un lontano ricordo, arriva il momento dei Megadeth.
L’inizio, con l’uno-due Tipping Point/Hangar 18, ha un impatto freddino e impacciato. Il volume della chitarra di Dave è troppo alto, la sua voce si sente poco e tutto suona un po’ confuso. Poi, la situazione, anche grazie ad un’atmosfera caldissima capace di mettere in secondo piano qualsiasi problema tecnico, si normalizza, mettendo in luce altri problemi. Quelli di Mustaine. La sua voce è debolissima, talvolta è costretto quasi a declamare, mentre con la chitarra, sebbene regga ancora bene le ritmiche veloci, risulta molto più sporco nei fraseggi, tanto che spesso il confronto negli assolo incrociati con il giovane shredder Teemu Mäntysaari è impietoso. Al netto di ciò, la band funziona e il resto lo fa la storia dei Megadeth, dai primi passi di Peace Sells a scampoli di presente (Let There Be Shred; I Don’t Care) passando per gli inarrivabili anni ’90 di Rust in Peace e Countdown to Extinction. Una scaletta che ha il sapore dell’addio, sebbene l’annunciato Farewell Tour sia partito senza una data di scadenza. Comunque sia andata, il finale resterà stampato nella memoria dei 16 mila presenti, a partire dal “momento-Metallica” con Mechanix (versione dei Megadeth di The Four Horsemen) e la cover di Ride the Lightning, seguite, in un crescendo di emozioni da lasciare senza fiato, da Countdown to Extinction, Peace Sells, Symphony of Destruction (praticamente cantata da Dave insieme a tutti i presenti) e Holy Wars…The Punishment Due. Le esitazioni, le critiche, vengono spazzate via dalla nostalgia, che raggiunge il momento culminante, quello più appagante, in cui sono i sentimenti e la memoria a guidare il pubblico. Un pubblico, per la maggior parte costituito da cinquantenni/sessantenni con o senza figli a seguito, fotografia della comunità metal che cresce, tenendosi stretto il proprio passato.




Setlist Megadeth:
Tipping Point
Hangar 18
This Was My Life
Dread and the Fugitive Mind
Take No Prisoners
Angry Again
I Don’t Care
She-Wolf
Sweating Bullets
Let There Be Shred
Mechanix
Ride the Lightning
Tornado of Souls
Countdown to Extinction
Peace Sells
Symphony of Destruction
Holy Wars… The Punishment Due

Megadeth + Anthrax + Black Label Society + Cavalera & more
14 Giugno 2026

Ferrara Summer Festival – Ferrara
Report di Daniele Follero
Foto di Rudy Filippini

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