A chi ancora si chiede come mai i Lorna Shore stiano scalando rapidamente i gradoni del successo, sarebbe bastato assistere alla performance del quintetto statunitense al Gran Teatro Geox di Padova, unica data italiana (sold out) del tour a supporto del nuovo album I Feel the Everblack Festering Within Me, il secondo con Will Ramos, sempre più leader carismatico della band. E l’arrivo, nel 2021, dello stravagante frontman, dall’aspetto bonario e i capelli tinti di rosa ma con un growl spietato e una incontestabile attitudine hardcore, ha rappresentato senz’altro un valore aggiunto.
Ramos non è il classico cantante deathcore, è un animale da palcoscenico, capace di entrare in sintonia con il pubblico e di prendersi la scena come una vera rock star.
E poi ci sono le emozioni. La seconda ragione del fatto che i Lorna Shore si trovino una spanna sopra tutti. Il mix di deathcore, black metal e melodie dai tratti epici, marchio di fabbrica dei Nostri e divenuto ormai una caratteristica riscontrabile in molte band della “nuova ondata” deathcore (tra queste Angel Maker, Shadow of Intent, Paleface Swiss, Distant), incline a valorizzare gli aspetti “emotional” della musica, ha attirato nuovo pubblico, abbassandone la media anagrafica.
A queste due motivazioni, si aggiunga un show di qualità, attento al lato visivo e spettacolare, senza che ciò vada a discapito della musica. Ma c’è di più. Vedere i quattromila presenti intonare in coro le melodie dei riff fa pensare più a un concerto degli Iron Maiden che di una band di metal estremo. Ed è quello che fa la differenza. Che piaccia o no, i Lorna Shore sono pronti ad abbandonare definitivamente il mondo dell’underground e a proiettarsi verso i grandi numeri. E hanno dimostrato di avere le caratteristiche giuste per condurre il deathcore, sebbene limato e trasfigurato nei suoi elementi più brutali, ad un pubblico molto vasto.

Alle band in apertura è toccato l’arduo compito di domare l’attesa di una folla da grande evento. I domatori, però, si sono dimostrati all’altezza. Ma, se Shadows of Intent e Whitechapel, in perfetta linea stilistica con Ramos e compagni, hanno semplicemente confermato le attese, a lasciare a bocca aperta e con qualche brivido sulla pelle è stato il quartetto svedese Humanity’s Last Breath. Una impressionante miscela lenta e inquietante di deathcore, djent e blackened doom, che ha provato a condurre il pubblico in paesaggi sonori oscuri, ipnotici e poco rassicuranti. Tanto potenti da riuscire a zittire la folla che, rumorosamente, poco alla volta, accedeva allo spazio.

Alle 21,15, non ce n’è più per nessuno.
Sulle note dell’intro di Oblivion, cala l’enorme telo con il logo della band, che sembra strappato dal primo ruggito di Will. L’atmosfera, scaldata a dovere dai Whitechapel, diventa incandescente. Alternando brani dall’ultimo album e dal precedente Pain Remains, senza concedere spazio al periodo pre-Ramos, i Lorna Shore rimangono ancorati al presente e con una performance di ottimo livello dimostrano di meritare le tante attenzioni, al netto di social media e pose fotogeniche. E che i detrattori li definiscano pure dei “poser”. Il sorriso smagliante e il growl tonante del riccioluto frontman saranno pronti ad accoglierli.
Il finale è un crescendo di sensazioni ed emozioni, che culmina con le tre parti di Pain Remains, eseguite senza interruzione come una lunga suite. Potrebbe finire così, ma c’è tempo per un ultimo brano, emblematico, To the Hellfire. In pratica, quello che ha dato inizio all’ascesa verticale della band divenendo virale sulle piattaforme streaming.
Sono passati cinque anni. Sembra ieri.
Setlist:
Oblivion
Unbreakable
War Machine
Sun//Eater
Cursed to Die
In Darkness
Glenwood
Prison of Flesh
Pain Remains I: Dancing Like Flames
Pain Remains II: After All I’ve Done, I’ll Disappear
Pain Remains III: In a Sea of Fire
Encore:
To the Hellfire
Lorna Shore + Whitechapel + Shadow of Intent + Humanity’s Last Breath
1 Febbraio 2026
Gran Teatro Geox – Padova
Report di Daniele Follero
Foto di Rudy Filippini

























