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Litfiba: le foto dal Rock in Roma
Litfiba: le foto dal Rock in Roma

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Litfiba: le foto dal Rock in Roma

Litfiba, il fuoco di 17 Re incendia il Rock in Roma: il rock italiano ritrova la sua leggenda

Litfiba live @ Rock in Roma
ph: © Stefano D’Offizi – 17 Luglio 2026

Roma, 16 luglio 2026 – Non è stata una semplice operazione nostalgia. Sul palco del Rock in Roma i Litfiba hanno dimostrato che alcuni dischi non appartengono soltanto alla memoria, ma continuano a respirare nel presente. La tappa romana del tour celebrativo dedicato ai quarant’anni di 17 Re ha trasformato l’Ippodromo delle Capannelle in una grande liturgia rock, dove generazioni diverse hanno condiviso lo stesso linguaggio fatto di chitarre taglienti, ritmi tribali e un’attitudine che il tempo non è riuscito a scalfire.

Quando le luci si sono abbassate e le prime note hanno iniziato a risuonare, il pubblico ha accolto l’ingresso della formazione storica con un boato che sembrava voler cancellare quarant’anni in un istante.

Piero Pelù è apparso subito nel suo elemento naturale: instancabile e magnetico, trasforma ogni brano in un racconto vissuto più che interpretato. La sua voce conserva quella ruvidità espressiva che ha sempre rappresentato il marchio di fabbrica dei Litfiba, alternando aggressività e intensità emotiva con sorprendente naturalezza.

Accanto a lui, Ghigo Renzulli conferma ancora una volta di essere il motore sonoro della band. I riff storici mantengono tutta la loro efficacia e i numerosi assoli non cercano mai l’esibizione fine a sé stessa: sono funzionali al racconto musicale, ricchi di personalità e perfettamente inseriti nell’economia dello spettacolo.

Il ritorno sullo stesso palco di Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo restituisce quella profondità sonora che aveva reso 17 Re uno degli album più influenti del rock italiano degli anni Ottanta. Tastiere, basso e chitarra dialogano con una naturalezza impressionante, ricostruendo fedelmente quelle atmosfere oscure e visionarie senza trasformarle in un semplice esercizio filologico.

La scaletta procede come un viaggio dentro uno dei capitoli fondamentali della loro carriera. I brani di 17 Re vengono accolti con entusiasmo da un pubblico che canta ogni parola, ma trovano spazio anche altri classici del repertorio, accolti da cori incessanti e da un coinvolgimento che non conosce pause. Le prime file vivono il concerto come una liberazione collettiva, mentre anche nelle retrovie nessuno rimane immobile.

L’impatto visivo rimane volutamente essenziale. Nessuna produzione monumentale o artifici spettacolari: pochi elementi scenici, giochi di luce efficaci e una regia che lascia il centro della scena alla musica. Una scelta coerente con la filosofia dei Litfiba, che da sempre affidano il peso dello spettacolo all’energia della band piuttosto che agli effetti speciali.

Tra un brano e l’altro Pelù trova spazio anche per alcuni interventi rivolti al pubblico, alternando ironia, riflessioni e richiami alla libertà individuale, temi che hanno accompagnato tutta la storia artistica del gruppo. Ogni parola viene accolta da applausi, confermando il legame profondo costruito negli anni con i propri fan.

Il finale è quello che ogni grande concerto dovrebbe avere: nessuna voglia di andare via. Gli ultimi accordi vengono sommersi dalle voci del pubblico, che continua a cantare anche quando gli strumenti hanno ormai smesso di suonare. È il segnale più evidente della riuscita della serata.

Più che celebrare un anniversario, i Litfiba hanno ricordato quanto il loro linguaggio sia ancora vivo. Il rock, quello autentico, non ha bisogno di inseguire le mode per risultare contemporaneo. Basta una band capace di salire sul palco con la stessa fame di un tempo e un pubblico disposto a lasciarsi travolgere ancora una volta.

Al Rock in Roma non è andato in scena un ricordo del passato: è stata l’ennesima dimostrazione che certe pagine della musica italiana continuano a scriversi ogni volta che le luci si spengono e i Litfiba iniziano a suonare.

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