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L’INDIA E LA PSICHEDELIA A LUGANO

Il MASI, Museo d’Arte della Svizzera italiana, ospita fino al 21 gennaio 2018 una grande mostra dedicata all’India dal titolo Sulle vie dell’illuminazione. Il mito dell’India nella cultura occidentale 1808-2017. L’esposizione si estende su due piani del museo e presenta un percorso ricchissimo che esplora la molteplicità di materiali e forme con le quali tutte le arti hanno avuto come riferimento l’India, a partire dall’inizio del 1800. Attraverso le oltre 400 opere esposte si riesce ad avere una visione ampia e completa di quanto l’Oriente abbia influenzato il mondo occidentale in ogni campo: dalla letteratura alla pittura, dal cinema alla fotografia, dalla moda alla pubblicità, senza tralasciare ovviamente la musica, con un focus in particolare sugli anni sessanta, quando l’India diventa pop, grazie soprattutto ai Beatles, e il mito dell’Oriente entra saldamente nella formazione della cultura psichedelica.

Nella mostra al LAC gli aspetti collegati alla musica sono ben rappresentati da una significativa sezione dedicata agli anni 60’s psichedelici e anche dai riferimenti al ruolo chiave che il Viaggio in India ha rappresentato per gli hippy negli anni ‘60 e ‘70, in Italia anche più che in altri paesi. Il nostro paese ha peraltro un ruolo importante in tutto l’allestimento, richiamato fin dall’immagine scelta per la locandina della mostra, l’autoritratto Krishna – una delle principali divinità dell’Induismo – che l’artista Luigi Ontani realizzò nel 1978 e che è uno dei simboli più noti della fascinazione per l’India di quegli anni.

La sezione dedicata ai 60’s accoglie il visitatore con un bell’impatto visivo creato da una parete interamente rivestita di copertine di dischi, mentre in sottofondo scorrono le note di quelle canzoni magiche che rappresentano le radici della psichedelia e che introducevano abbondantemente sonorità orientali, con l’uso di strumenti quali sitar, tabla e tampura. Furono senza dubbio i Beatles a rendere popolare l’India in Occidente come non lo era mai stata prima, ma ci furono tantissimi gruppi e musicisti che traevano ispirazione dall’Oriente nella loro musica, nell’abbigliamento, nelle copertine dei dischi: Quintessence, Lord Sitar, Ravi Shankar, Incredible String Band, Donovan, Byrds, Jimi Hendrix Experience, Paul Butterfield Blues Band e molti altri. L’esplosione psichedelica nella grafica di quegli anni era fortemente debitrice della cultura orientale e trovava una diffusa applicazione non solo nei dischi ma in svariati altri prodotti, come i poster musicali, che proprio allora cominciavano ad acquisire autonoma dignità, le riviste, i libri e la pubblicità. Nella mostra sono presenti opere di alcuni dei nomi più importanti della grafica degli anni 60’s quali Martin Sharp, Rick Griffin e Robert Fried. Anche in questa sezione l’Italia è ben presente. Molto del materiale esposto proviene, infatti, dagli archivi personali di Matteo Guarnaccia, artista e storico del costume milanese, e include alcune sue meravigliose opere, oltre a una serie di fascicoli di riviste di culto italiane, come Cerchio Magico, Paria, e straniere come Oz, It. The International Times e San Francisco Oracle.

Un raccolta di preziosi materiali che sono parte della storia della musica e del costume e che è sempre interessante poter ammirare da vicino. Come è molto interessante e piacevole aggirarsi tra le altre opere esposte, attraversando i vari ambiti artistici, dai dipinti di Gustave Moreau agli schizzi di Le Corbusier, dai libri di Emilio Salgari alle fotografie di Steve McCurry.

Una mostra che merita senz’altro una visita.

Rossana Morriello

 

Sulle vie dell’illuminazione. Il mito dell’India nella cultura occidentale 1808-2017

Museo d’arte della Svizzera italiana

Lugano

Dal 24.9.2017 al 21.1.2018

http://www.india.luganolac.ch/it/1065/sulle-vie-dellilluminazione

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