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L’ERA DELL’AUTO-TUNE

Una conversazione sulla trap con Ivan Carozzi

A metà gennaio, Vinicio Capossela ha fatto uscire il remix di Peste, uno dei brani di Ballate per Uomini e Bestie, in cui canta insieme a Young Signorino (già invitato lo scorso anno allo Sponz Fest, il Festival irpino di cui Capossela è Direttore Artistico). Achille Lauro, che a Sanremo ha messo da parte gli esordi trappisti in favore di un pop neo-melodico spacciato per un imprecisato glam-rock di borgata, forse per assecondare la wave mediatica che insiste nell’associarlo a un Bowie formato bignami per la Generazione Zeta, lo scorso anno si è aggiudicato, non senza polemiche, il Premio Tenco, mentre a febbraio è stato nominato Chef Creative Director della leggendaria Elektra Records. Il casus più recente è Giorgio “Quarzo” Guarascio, in arte Tutti Fenomeni, che col suo ultimo album, Merce Funebre, ha fatto scomodare improbabili (per non dire inauditi) parallelismi, finendo con l’essere ribattezzato “il Battiato della trap”. Tutto questo mi ha colto impreparata, lo confesso, come quando la prima volta andai ad ascoltarmi il singolo Mmh ha ha ha (ad oggi 30.664.047 visualizzazioni su YouTube), mossa da sincera curiosità antropologica, e mi sentii, per la prima volta nella mia vita, non-più-giovane e contenta di esserlo. E tuttavia, per etica o deformazione professionale, o anche solo per quell’ansia di capire tutto quello che non capisco, ho provato a interrogarmi su tutta questa fenomenologia, perché “a volte è il timore umano di perdersi dei pezzi, di non comprendere più il mondo, che prevale”. Sto citando Ivan Carozzi, autore de L’ètà della tigre, un bellissimo libro edito da il Saggiatore...di Valentina Zona

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