La Biennale Musica 2025 a Venezia (11–25 ottobre), direzione di Caterina Barbieri: programma, anteprime, artisti e luoghi del 69° Festival Internazionale di Musica Contemporanea.
Venezia torna a specchiarsi nell’acqua e nel suono. Il 69° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale (11–25 ottobre 2025), diretto da Caterina Barbieri e sostenuto dalla Regione del Veneto, porta il titolo La stella dentro e lo compie con un’idea antica e necessaria: la musica come genesi, non come genere. Nella città che vive di riflessi e mutevolezza, la curatela disegna un’orbita limpida fatta di ascolto profondo, comunità e continuità storica, memoria che spinge in avanti.
L’apertura è un rito d’acqua: Chuquimamani-Condori guida un corteo di barchini sonori dai Giardini al Giardino delle Vergini, quindi Los Thuthanaka approdano all’Isolotto con Joshua Chuquimia Crampton. Una processione laica che unisce cerimonie andine e liturgie veneziane; all’artista va il Leone d’Argento con incontro pubblico a seguire.
Tra Arsenale, Sale d’Armi e teatri storici, il programma incrocia prime assolute e italiane: Rafael Toral riapre le traiettorie elettro-acustiche con Travelling Light, Bendik Giske piega il sax al respiro totale, Nkisi costruisce un Anomaly Index di archivi e percussioni elettroniche, mentre la linea tra corpo, feedback e memoria rimane il vocabolario condiviso.
Il festival rende omaggio a Meredith Monk con il Leone d’Oro alla carriera e una presenza diffusa: la video-installazione multicanale Songs of Ascension Shrine nelle Sale d’Armi e un concerto che riafferma la voce come primo strumento cosmico. In prima europea, Laurie Spiegel affida al Dither Quartet la rilettura di The Expanding Universe: chitarre elettriche a illuminare la cosmogonia elettronica nata ai Bell Labs, quando la matematica imparò a cantare senza perdere la tenerezza.
Con Venezia come materia viva, William Basinski reimmagina The Garden of Brokenness per più pianoforti, percussioni e motori di vaporetto: i meccanismi della laguna diventano bordoni, il tempo si fa nastro. Christian Fennesz riporta Venice a casa in forma espansa (Venice Revisited): chitarra, elettronica e field recordings sospesi tra bellezza e decadimento. Moritz von Oswald presenta la prima italiana di Silencio con il Coro della Cappella Marciana: sedici voci e sintesi analogica intrecciate, macchina e respiro nella stessa camera d’eco.
Sul versante della prassi storica come presente, Graindelavoix con Jan Michiels compone Epitaphs of Afterwardnessdove Machaut e Bach dialogano con Kurtág e Ligeti, polifonia non come reliquia ma organismo vivo; FontanaMIX Ensemble intreccia Giacinto Scelsi — nel 125° dalla nascita — e Vahid Hosseini, Oriente e Occidente in una stessa meditazione sul suono.
Il fronte elettronico si apre come un ventaglio: Actress e Suzanne Ciani firmano Concrète Waves, quadrifonia per Buchla ed elettronica; Aleksi Perälä distilla tre ore di Grace come un rosario sintetico; FUJI|||||||||||TA porta organo a canne fatto a mano, acqua, oscillatore e voce; SUNN O))) trasformano l’Arsenale in rito monolitico dove volume, distorsione e risonanza diventano ascesi terrestre. La mappa si allarga con DeForrest Brown Jr. (Speaker Music), Mabe Fratti, Asa-Chang & Junray, Lucy Railton (Blue Veil), fino alla notte di Forte Marghera che accende la costellazione club con Mia Koden, Carl Craig, STILL, DJ Marcelle: dancefloor come espansione percettiva, continuità naturale per una città che conosce il proprio ritmo.
Cuore pulsante del percorso è l’LSD Centre (La Stella Dentro Centre) nelle Sale d’Armi: spazio per sessioni di ascolto, performance e conversazioni che custodisce per tutta la durata del festival Elevations di Maxime Denuc — organo controllato via MIDI, luce e una dub-techno di alba infinita. A rendere Venezia ancora più porosa, Star Chamber invita a un viaggio verso un’isola della laguna: interventi site-specific, apparizioni sonore, il pubblico guidato tra epifanie che celebrano architettura e atmosfera del luogo.
La stessa cura attraversa Biennale College Musica, che seleziona fino a cinque progetti tra elettronica ed elettroacustica con residenze al CIMM e mentori come Lorenzo Senni, Chuquimamani-Condori, DeForrest Brown Jr., Marcel Weber (MFO), Thierry Coduys; in calendario anche la performance quadrifonica di Luka Aron, la prima assoluta di Francesca Fabrizi, le soglie percettive di Enrico Malatesta tra Jakob Ullmann ed Éliane Radigue, l’omaggio a Catherine Christer Hennix, le nuove scritture di Jasmine Morris e la commissione a Ellen Arkbro per tre viole da gamba.
La stella dentro tiene insieme ciò che di solito separiamo: canto antico e feedback, lutto e danza, rito e installazione, nastro e cloud. Classico nella cura di luoghi e cornici, radicale nell’affidare al suono una funzione conoscitiva, il festival restituisce a Venezia la sua vocazione di laboratorio: si entra in silenzio, si esce con un’altra misura del tempo.
Il resto è ascolto, condiviso.
Mirco Salvadori