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KARMA: il report del live di Vicenza

C’è una chitarra di quelle a coda di rondine che sorveglia l’entrata di questo ritrovo immerso nella campagna vicentina, un’icona dei tempi andati alta qualcosa come otto metri davanti la quale si rimane tra il dubbioso e l’incuriosito. Ci si chiede cosa potranno contenere i suoi accordi che intravvedi lì, salita la scala che ti porta dentro il Revolution Live Club. Sono sensazioni, domande che si fa chi quelle chitarre le ha appoggiate alle pareti della memoria, strumenti silenti che dormono da molto tempo nei solchi dei vinili che ancora le contengono. E’ con queste impressioni a caldo che si entra in questo tempio rock ed è come tornare a casa, ad accarezzare le proprie radici che questa sera sembrano vogliano tornare a pulsare, pompando linfa vitale a foglie che nel corso degli anni hanno cambiato colore, forma e ora continuano a vivere nutrendosi di piogge che giungono da altri cieli. 

Birra, gli U2, le età che viaggiano verso direzioni contrarie a quelle prese dalla gioventù, i sempre ragazzi dai capelli che cadono sulle spalle o raccolti in codini, la mano destra pronta ad estrarre il mignolo, l’indice e il pollice e lanciarlo contro il cielo: che il rito abbia inizio, i Karma salgono sul palco.

Per chi negli anni ‘90 li riconosceva come formazione di punta del movimento grunge italiano (a quei tempi tutto era grunge) sarà un vero trip, visto che i milanesi sono tornati, dopo due decenni di silenzio, con un disco esplosivo. 

L’intro parte, le resistenze già ammorbidite dall’ascolto del disco, iniziano a cedere e letteralmente esplodono quando il drumming entra con il suo carro fiammeggiante nell’arena del nostro ascolto. Tribalità sostenuta dal suono di una chitarra che giunge da luoghi dimenticati, pausa che lascia sospesi nell’attesa e giù, nuovamente il tuffo dentro l’essenza di questa materia fatta di carne, sudore, suggestione, pulsazioni profonde, animalità dimenticata che fuoriesce all’improvviso come lava incandescente dalla cima di un vulcano rimasto spento da lungo lungo tempo.

Basso, batteria, percussioni, chitarre, e una voce calibrata, centrata, in rari momenti piegata dalla recente bronchite che riesce a trascinare questa magia ritrovata oltre i limiti del suono, oltre quel confine che il rock non riconosce e con la sua frastornante poetica abbatte, scaraventando chi ascolta nella dimensione della pura visione. 

Ondate di purezza psichedelica, di rock non contaminato dal maledetto morbo trasmesso dai mercanti di ciarabattole, ondate che esondano oltre il palco travolgendo chiunque incontrano sul loro schiumante percorso. Il drumming le sostiene, l’elettricità della quattro e sei corde le montano e gli occhi si chiudono nell’attesa dell’impatto che può provocare solo piacere, profondo e fisico piacere bagnato da melodie vocali che nascondono violentissimo bisogno di Vita.

Il rito della bassline, il meraviglioso frastuno cadenzato della cassa, l’elettricità che si espande avvolta tra accordi in crescendo e diminuendo. Una formula apparentemente semplice ma in realtà assai complicata, quando la si produce in modo soggettivo, riconoscibile fin dalle prime battute.

Dio volendo esiste chi ancora possiede un karma e l’innata capacità di trasmetterlo.

Mirco Salvadori 

Karma live a Vicenza, Revolution Live Club  18 Novembre

Ph Orazio Bao 

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