Era uno dei concerti più attesi dell’estate bolognese. Dopo il sold out senza appello dei Fontaines D.C. l’anno scorso, è toccato agli Idles, in passato più volte associati alla band di Dublino, riempire il Sequoie Music Park, dimostrando di valere l’hype che aleggia da tempo su di loro.
Sfrontato e apertamente schierato, dal vivo il quintetto di Bristol mette in pratica il motto “Joy as an Act of Resistance” e trasforma la performance in una specie di gioioso rituale antifascista guidato dalla musica, con il pubblico che, sulla stessa linea d’onda, fa sentire la sua presenza intonando più volte il coro “Free Palestine” e cantando “Bella Ciao” su invito di Joe Talbot.
Lo chiamano post-punk, ma la definizione è quantomeno ingenerosa. E la band lo dimostra con un set che pesca da tutta la discografia, rendendo giustizia a ciascuno dei cinque album e al percorso che ha reso il combo britannico la “new thing” per il pubblico dell’alternative rock, grazie a uno stile in cui Noise, No Wave, elettronica e sonorità psichedeliche, viaggiano alla stessa distanza, spinte da un’attitudine punk/hardcore che filtra rabbia e follia.
Senza convenevoli, Talbot, Adam Devonshire, Mark Bowen, Jon Beavis e Lee Kiernan, pochi minuti dopo l’orario d’inizio stabilito, innalzano il muro del suono con l’inedito Levitator, manifesto dell’annunciato ritorno a fare le cose “alla vecchia maniera”, senza fronzoli, dopo le sperimentazioni di TANGK. La setlist continua senza fare prigionieri, tra una dilaniante versione di Never Fight a Man With a Perm, culminata in una ipnotica coda e Mother, sulle cui note il pubblico va in escandescenze. Un pubblico mediamente giovane e, per lo più, disinteressato alle dispute su cosa sia punk e cosa no. Comunque la si chiami, la carica dirompente che trasmettono brani come Gift Horse, Mr. Motivator, Divide & Conquer, Car Crash, War, I’m Scum, non arriva come un semplice pugno nello stomaco, ma travolge come una tempesta. Una tempesta di suoni che, anche grazie ad un’acustica che rasenta la perfezione (e con quello che si sente in giro dei concerti estivi, diventa un merito dal valore inestimabile per i tecnici e la location) colpisce tutti i presenti. Perfino sulle piccole tribune, lontane da pogo e stage diving, si vede gente muoversi a ritmo. Non si riesce a star fermi, sebbene non manchino i momenti di pausa per il fisico: le atmosfere elettro-lisergiche di Pop Pop Pop e la sognante The Beachland Ballroom, con il suo sapore vintage da ballad anni ’50, sospendono il groove frenetico, lasciando il tempo a una manciata di sospiri. Con poche pause e qualche siparietto, in cui si scimmiotta prima il tormentone natalizio All I Want for Christmas, poi il celebre tema di Titanic, My Heart Will Go On, i diciotto brani in scaletta si inseguono veloci, senza soluzione di continuità, confluendo in un finale intensissimo che mette passato e presente l’uno di fronte all’altro: da Danny Nedelko, annunciato come una sorta di atto d’amore nei confronti degli immigrati, al rock scomposto di Dancer, fino alla carica rumorista di Rottweiler, ultimo atto catartico di una rappresentazione sonora della distruzione.
Idles
4 Luglio 2026
Sequoie Music Park – Bologna
Report di Daniele Follero
Foto di Elisa Magnoni courtesy of SentireAscoltare