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CRANES A LONDRA

CRANES
Londra, Earth
14 Ottobre

Quando alcuni mesi fa mi capitò di catturare la notizia che i Cranes annunciavano un live set all’Earth Theatre londinese (un bellissimo ex cinema degli anni ’30) situato nel quartiere di Hackney sabato 14 ottobre 2023, non ci volevo credere. Un concerto organizzato attorno alla formazione composta da Alison Shaw, Jim Shaw, Mark Francombe e Paul Smith, quest’ultimo in sostituzione di Matt Cope, il chitarrista originario che avrebbe dovuto suonare, ma durante le fasi di warm up il suo coinvolgimento non ha funzionato e fortunatamente Paul è subentrato. Un concerto attesissimo e sold out nello spazio di alcune ore, funzionale alla celebrazione del trentesimo anniversario del loro album di maggior successo del 1993 Forever, un capolavoro senza tempo che esalta lo stile unico della band: art shoegaze miscelata con rara magia ad elementi di rock gotico, ma non solo. È una fredda serata londinese, con tante stelle in cielo, non credo alla coincidenze però …. arrivo all’Earth percorrendo una Stoke Newington Road popolatissima di gente, in compagnia del mitico Domenico Caccamo, mio inseparabile complice di tante avventura live. Entriamo salendo le scale di un ingresso lungo e scarlatto e dopo qualche minuto si apre davanti a noi lo splendido teatro, polo multifunzionale (Earth Theatre, Earth Hall e Earth Kitchen). Sono le 20 quando sale sul palco il duo mancuniano dei Thraa, band di supporto, che tormentano per 30 minuti le nostre orecchie tra loops destrutturati e droni meditativi, combinando chitarre influenzate dai Sunn 0))) a tanto senso di disorientamento. Un vero enigma per me ma il pubblico sembra apprezzarli. Alle 21, in un silenzio totale le luci diventano blu e l’ipnotico intro di Cloudless paralizza la sala mentre i musicisti prendono posizione, Alison è l’ultima a salire sul palco avvolta in sfolgoranti pailettes argentate che la rendono davvero splendente. La sua voce c’è, ancora angelica ed ancora penetrante, la parte percussiva e le chitarre/basso e tastiere completano la magia. Il secondo pezzo è affidato all’arpeggio incantato di Reverie, cui segue la disturbante litania che arreda Dada 331 e poi ancora, piace e conquista la grafia postpunk dell’allucinogena Sun and Sky. L’emozione è forte e davvero poco controllata durante il boato assoluto che investe la sala sulle note della monumentale Everywhere. Il pubblico sa di essere parte dell’evento ed Alison sorride e ringrazia. Seguono in conturbante sequenza E.G. Shining, molto scura e torturante, Golden, ninna nanna destinata a scatenare più di un incubo, e poi Rainbow con la chitarra che seduce con sapori vagamente spagnoleggianti. Ma prendiamo fiato solo per un attimo perché la successiva Clear ci fa ripiombare in un profondo incubo con chitarre e basso che seviziano gli spazi circostanti. Siamo sedotti da una continua ed inesorabile alternanza di dolcezza ed asprezza. L’incantevole Jewel carezza la sala in una smisurata corrispondenza d’amorosi sensi. E raggiungiamo apici di assoluto piacere durante le note di pianoforte struggente che rotolano in Far Away. Il finale è delirio ed estasi allo stato puro. Fuse e Sixt Of May, bruciano lava rovente, Inescapable a seguire è un’esplosione di colore che rincorre un’affascinante melodia e che melodia, prima del commiato finale persi nel delirio elettrico che trafigge Starblood. This is the end, intorno non resta nulla, soltanto il ricordo di un concerto unico, esclusivo, ispirato, diabolicamente cerebrale. Inebrianti e smaglianti, i Cranes e la loro musica senza tempo, ci hanno ancora una volta condotti per mano, verso le terre del piacere assoluto.
Giancarlo Costamagna

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