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SEEYOUSOUND 2026 - BUTTHOLE SUFERS: The Hole Truth And Nothing Butt
SEEYOUSOUND 2026 - BUTTHOLE SUFERS: The Hole Truth And Nothing Butt

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SEEYOUSOUND 2026 – BUTTHOLE SUFERS: The Hole Truth And Nothing Butt

Selezioni audaci al SeeYouSound Festival del 2026, che colpiscono davvero nel segno. Butthole Surfers: The Hole Truth And Nothing Butt è una bomba, un’autentica esperienza selvaggia e irrinunciabile. “Molte persone che incontro mi dicono che è il miglior documentario musicale che abbiano mai visto”, ha dichiarato recentemente il regista Tom Stern. Difficile non essere d’accordo. L’opera si nutre di una combinazione surreale di animazioni stravaganti, scene di spettacoli di marionette esilaranti, una grafica intrigante, incredibili filmati d’archivio, tonnellate di interviste divertenti, un’energia caotica, uno stile di montaggio dal ritmo frenetico, con movimenti dinamici, esibiti per trasmettere energia, urgenza e caos emotivo nello spettatore. Il regista non si limita a unire le scene in modo lineare ma sfrutta tagli rapidi, inquadrature brevi e movimenti di macchina estremi. La formazione era probabilmente una delle migliori se non la migliore realtà underground live negli anni ’80. Vedere i Surfers live è “un autentico momento di svolta nella vita“, afferma il filmmaker statunitense Richard Linklater. Dannatamente coinvolgente e poco adatto ai deboli di cuore, il film getta luce sui frangenti di un percorso artistico turbolento e si concentra intensamente sulla storia d’amore creativa tra Leary e Gibby. Descrive con disinvolta esuberanza l’incredibile combinazione di abilità e bizzarria che ha contraddistinto la parabola artistica della band, l’enorme impatto e l’influenza che i Butthole Surfers hanno avuto sulla musica rock, includendo gruppi come Nirvana, Red Hot Chili Peppers, The Flaming Lips, Ween e molti altri, sino alla fine, quando tutto è andato a pezzi. Per chiunque conosca l’incendiario art-punk combo texano, l’affermazione del chitarrista Paul Leary, colta nelle riprese iniziali, di essere felice nell’aver trovato un certo tipo di normalità sembra quasi uno scherzo. I Surfers sono noti da sempre per le sonorità dannatamente spericolate, per le canzoni totalmente fuori dagli schemi e per l’energia indomita ostentata sul palco, tutte caratteristiche davvero lontanissime dalla normalità. Vedere Leary con il suo caschetto arancione mentre pedala in bicicletta e poi, poco dopo, seduto in una poltrona di casa coccolare un gatto, sembra davvero un paradosso. Ma tant’è ed il film comincia così, molto bene e prosegue ancora meglio. L’impianto narrativo parte da San Antonio in Texas alla Trinity University, punto d’origine del progetto, nato dall’incontro tra il chitarrista Leary ed il cantante Gibby, a cui nel tempo si aggiungono i batteristi di lunga data King e Teresa, la ballerina Kathleen Lynch artefice di una collaborazione breve ma intesa tra il 1986 e il 1989 famosa per le sue incontrollate esibizioni live senza veli, oltre ad una sequenza infinita di bassisti a rotazione. La pellicola procede travolgente registrando l’ascesa del gruppo nell’underground USA, con le apparizioni hot nella scena drag di Atlanta, attraverso le difficolta del loro agire nell’ecosistema discografico con rapporti non esattamente idilliaci con le label Alternative Tentacles, Touch & Go, Capitol, sino ai giorni nostri in cui i membri superstiti approdano ammansiti ad una, per certi versi, sorprendente quotidianità (Gibby padre e Leary marito). Lo spessore documentaristico è splendidamente testimoniato dalle innumerevoli dichiarazioni raccolte dai componenti del gruppo, alternate a confessioni di qualche sparuto detrattore, come Buzz Osborne, chitarrista dei Melvins che afferma: “Se resti con Gibby abbastanza a lungo, succederà qualcosa di brutto“. La diplomazia non apparteneva ai Butthole Surfers. La quantità di argomenti coperti è enorme e le sequenze scorrono fluide, argutamente intercalate da brevi apparizioni di alcune figure chiave del panorama musicale americano, tra cui il bassista Flea dei Red Hot Chili Peppers, il batterista dei Nirvana Dave Grohl, Thruston Moore dei Sonic Youth, Henry Rollins dei Black Flag, il produttore Steve Albini, solo per citarne alcuni. E la musica ha il suo spazio, perfetta e disturbante, nel sottolineare il caos strumentale, che è da sempre un elemento distintivo e caratterizzante il loro intransigente output sonoro. Che emozione, a questo proposito, riascoltare Cherub, tratta dal loro debutto del 1984 Psychic… Powerless… Another Man’s Sac, capolavoro caotico di decostruzione rock psichedelica assoluta e noise rock acid tinto di industrial, intriso di voci distorte e frenetico traffico di chitarre. Musica ed immagini procedono insieme, frontali e senza filtri, capaci di cogliere in pieno l’essenza primordiale della formazione. Tutto questo è stato possibile grazie alla quantità eccezionale di testimonianze raccolte, alle riprese dirette, ma soprattutto, all’amore incondizionato che emerge dalle parole di ogni commentatore nei confronti della band. Un sentimento sempre corrisposto da musicisti obliqui, imperfetti, viscerali e dannatamente appassionati. Hanno abitato spazi mutevoli, malsani e instabili, con un’energia malvagia, innegabile e potente, con tanto coinvolgimento e assoluta anarchia. Dove l’arte si è liberata di garbo e finezza per mostrarsi audace e temeraria. Butthole Surfers: The Hole Truth And Nothing Butt è cronaca vera di tutto questo!

La dodicesima edizione di Seeyousound si svolgerà al Cinema Massimo MNC di Torino dal 3 all’8 marzo 2026.

Giancarlo Costamagna

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