Bluvertigo live @ Rock in Roma
ph: © Stefano D’Offizi – 18 Luglio 2026
Finalmente il ritorno dei Bluvertigo sul palco del Rock in Roma, la band milanese ha riaffermato la propria identità artistica con uno spettacolo che ha saputo muoversi tra eleganza, sperimentazione e tensione espressiva, dimostrando come la sua proposta continui a sfuggire al trascorrere del tempo.
Ad aprire la serata sono stati i Deshedus, che hanno avuto il merito di preparare il terreno con un’esibizione intensa e priva di inutili concessioni. La formazione ha proposto un set compatto, nel quale alternative rock, venature post-punk e una costante tensione melodica hanno delineato un’identità ben definita. Un’apertura convincente, capace di catturare progressivamente l’attenzione del pubblico e di creare il clima ideale per l’arrivo dei Bluvertigo.
Fin dai primi istanti è apparso evidente che il concerto non avrebbe cercato facili scorciatoie emotive. Morgan ha abitato il palco con la sua consueta personalità cangiante, alternando slanci teatrali, improvvise digressioni e momenti di autentica concentrazione musicale. Attorno a lui, Andy ha ricamato con sax e sintetizzatori un tessuto sonoro denso di sfumature, mentre Marco Pancaldi e Sergio Carnevale hanno sostenuto l’intero impianto con una solidità capace di lasciare sempre spazio al dettaglio.
La forza dei Bluvertigo risiede ancora oggi nella loro capacità di attraversare i generi senza appartenere davvero a nessuno. Rock, elettronica, new wave e suggestioni glam convivono in un equilibrio che non appare mai costruito, ma naturale conseguenza di una visione artistica rimasta sorprendentemente integra. È proprio questa coerenza, più che la semplice esecuzione dei brani, a rendere il concerto Più che coinvolgente.
La scaletta ha ripercorso alcuni dei capitoli più significativi della loro produzione, riportando in primo piano composizioni che hanno segnato un’epoca senza apparire cristallizzate nel ricordo. Ogni brano ha trovato una nuova dimensione dal vivo, sostenuto da arrangiamenti dinamici e da una continua ricerca timbrica che ha dato profondità all’intera esibizione.
Anche l’apparato visivo ha contribuito a definire il carattere dello spettacolo. Le proiezioni e il disegno luci non hanno avuto una funzione decorativa, ma hanno accompagnato la musica amplificandone il valore evocativo, costruendo un dialogo costante tra immagine e suono.
L’impressione finale è quella di una formazione che non sente il bisogno di rincorrere il presente, perché continua a possedere un linguaggio personale, riconoscibile e ancora fertile. In un panorama musicale spesso dominato dall’omologazione, i Bluvertigo restano un’anomalia preziosa: una band che, a distanza di anni, conserva il coraggio di percorrere traiettorie oblique senza smarrire la capacità di coinvolgere il pubblico. Ed è forse proprio questa fedeltà alla propria visione ad aver reso la serata romana qualcosa di più di una semplice celebrazione del passato.


























