Alice Cooper
8 Luglio 2025
Sequoie Music Park – Bologna
A cura di Daniele Follero
Foto di Rudy Filippini
Benvenuti nell’incubo più famoso della storia del rock.
Il carrozzone grandguignolesco di Alice Cooper è approdato a Bologna per l’unica data italiana, un anno esatto dopo la performance al Pordenone Blues dello scorso anno, con la solita incognita che si portano dietro gli artisti di una certa età. L’impressione, però, è che Vincent Furnier, al di là degli scherzi, l’anima al diavolo l’abbia venduta sul serio. A 77 anni e quasi sessanta di carriera, sembra venuto da un altro pianeta, con la sua disinvoltura e la sua capacità di dominare il palco anche stando fermo. La voce non è tanta, ma basta e avanza quando a sopperire alle corde vocali è una teatralità innata.
In una giornata quasi autunnale, arrivata come una manna dal cielo dopo settimane di caldo insopportabile, e il concerto rinviato di circa mezz’ora a causa delle forti piogge del pomeriggio, i sei elementi della band sono saliti sul palco quasi alle 22.

Nessuna sorpresa. Nonostante le attese sulla reunion della prima formazione degli Alice Cooper, il nuovo album in uscita a fine Luglio, The Revenge of Alice Cooper, viene tenuto ancora in cassaforte. E ad accompagnare il cantante di Detroit sono ancora i tre chitarristi Nita Strauss, Ryan Roxie e Tommy Henriksen, il bassista Chuck Garric e alla batteria Glen Sobel. Neanche l’apprezzatissimo singolo anticipatore Black Mamba trova spazio in una scaletta che difficilmente potrebbe scontentare qualcuno. Non manca nulla, dai classici della band Alice Cooper No More Mr. Nice Guy, I’m Eighteen, Under My Wheels, Be My Lover, Billion Dollar Babies, Ballad of Dwight Fry (che Alice canta costretto in una camicia di forza), ai successi degli anni ’80 e primi ’90 Poison, Bed of Nails, He’s Back (The Man Behind the Mask), Hey Stoopid, con qualche timida deviazione del percorso (Lost in America e Welcome to the Show, unico brano in rappresentanza dell’ultima pubblicazione di Furnier, Road, datata 2023). E, naturalmente, Welcome to My Nightmare, sintetizzato in una sorta di medley composto dalla Title Track, Cold Ethyl e un accenno di Black Widow seguito dall’assolo della Strauss, statuaria e molto poser, ma capace di tenere in pugno la folla con le sue “figure” plastiche.

Il bello di Alice Cooper è che non si prende mai sul serio, facendo apparire le sue scenette sadiche, ricche di torture, decapitazioni, sgozzamenti, ancora più grottesche di quello che vogliono apparire.
È un gioco, in cui gli piace vestire (da sempre) i panni del protagonista, del fabbricatore di sogni (e di incubi).
Solo alla fine del concerto, dopo un’infuocata School’s Out, Vincent saluta il pubblico bolognese, augurando scherzosamente a tutti i presenti (non moltissimi, in verità) che “i vostri sogni possano trasformarsi nei peggiori incubi”. Nemmeno il tempo di un sorriso e una grattatina scaramantica ed è già il momento del bis, con i musicisti che bypassano la formalità dell’ingresso e dell’uscita. “Ne volete un’altra?” chiede Alice. E, senza neanche ascoltare la risposta, scontata, si congeda con Feed My Frankenstein. Un pupazzo gigante che passeggia su e giù è l’ ultima comparsa ad entrare in scena, dopo i medici della peste, i boia, diverse vittime innocenti e l’enorme ghigliottina, che “taglia” la testa del cantante mediante tecniche di illusionismo alla fine di Ballad of Dwight Fry. Siamo stati bene nel tuo incubo, Alice. Torna presto.
Setlist:
Lock Me Up (Intro)
Welcome to the Show
No More Mr. Nice Guy
I’m Eighteen
Under My Wheel
Bed of Nails
Billion Dollar Babies
Snakebite
Be my lover
He’s Back (The Man Behind the Mask)
Lost in America
Hey Stoopid
Welcome to My Nightmare
Go to Hell
Cold Ethyl
Poison
Black Widow Jam
Ballad of Dwight Fry
Killer
I Love the Dead
School’s Out
Encore:
Feed My Frankenstein




















