Una staffetta notturna
Nel 2002 era una staffetta: l’associazione Xplosiva immaginò un festival itinerante che attraversava i club di Torino, notte dopo notte, con il pubblico a inseguire la musica da un locale all’altro. Venticinque anni dopo quella staffetta ha cambiato scala senza perdere il passo. Da oggi, 29 ottobre, a domenica 1° novembre, Club To Club, ormai C2C, riprende possesso della città con l’edizione più ricca della sua storia, dopo un anno in cui il marchio ha dimostrato di saper viaggiare.

Oltre i confini
L’8 maggio il Knockdown Center, il più grande spazio indipendente di New York, nel Queens, ha aperto tre palchi alla seconda edizione di C2C NYC, con Arca al primo set newyorkese in due anni, Avalon Emerson & the Charm e Nourished by Time, e il tutto esaurito. A metà ottobre, durante la Frieze London Week, è arrivato il debutto londinese: le Smerz, duo art-pop norvegese, hanno portato Big City Life al Barbican Centre, uno dei templi culturali più prestigiosi del continente, con Felicity J Lord in apertura. Due tappe che confermano come la direzione artistica di C2C sappia attraversare le distanze senza mai smarrire la propria identità.
Numeri che raccontano una generazione
Un pubblico straniero in crescita costante ed inarrestabile. Oggi, con l’edizione torinese in rotta verso il quinto sold out consecutivo, il sorpasso è compiuto: per la prima volta chi arriva dall’estero supera chi vive in Italia, con oltre il 53% dei biglietti venduti finora. Il 78% degli spettatori ha meno di 35 anni, a conferma di una rassegna che legge in anticipo le culture giovanili e le nuove traiettorie sonore, tanto da meritare per il quinto anno di fila un posto tra i migliori festival dell’anno secondo Pitchfork. È anche la seconda edizione senza l’indimenticato Sergio Ricciardone, fondatore e direttore artistico per oltre vent’anni, scomparso nel marzo 2025.

Una città in rete
Dentro la cornice della Torino Art Week, il programma si dirama in un numero record di luoghi simbolo. Il via scatta stasera alle OGR Torino con il Grand Opening, presentato da Alfa Romeo, partner strategico. Venerdì 30 e sabato 31 le notti si accendono al Lingotto Fiere, l’ex fabbrica con la pista di collaudo sul tetto, dove debutta il nuovo DAZED Stage. Venerdì pomeriggio, dalle 13:00 alle 16:30, il Teatro Regio ospita C2C Talks & Podcast, con gli interventi di Kode9 e ML Buch. Domenica 1° novembre il Finissage riporta tutti alle OGR, con Carl Stone, Grouper, Headache, Lorenzo Senni e Marina Herlop, a chiudere il cerchio.
Matinèe barocca al Teatro Carignano
Per il venticinquennale sono previsti due gesti dal forte valore simbolico. Il primo è sabato 31 ottobre: a undici anni dall’ultima volta si riaprono le porte del Teatro Carignano, il teatro barocco dove nel 2010 andò in scena la prima mondiale di Kode9 plays Burial. Questa volta il palco è delle Smerz, in una matinée dedicata a Big City Life. Il pop scomposto del duo femminile, macchiato di r&b, hip-hop e suggestioni classiche, trova casa tra stucchi e velluti, in un contrasto che promette di essere uno dei momenti più gustosi e sorprendenti dell’intera edizione.
Ritorno alle Origini
Il secondo gesto cade domenica 1° novembre, dalle 17:00, quando l’evento diffuso “Ritorno alle Origini” mette in rete, con un unico biglietto, due luoghi iconici della notte torinese, come nel format dei primi anni. La sala Le Roi, disegnata nel 1959 da Carlo Mollino, ospita lo showcase della label londinese Young, l’etichetta londinese di The xx, Sampha e FKA twigs, con live performance di 1000 Rabbits, Becky and the Birds e Murex, tra art pop sperimentale e club music futuristica. Il Notorius, tra i protagonisti della primissima edizione del 2002, ospita invece lo showcase di Gang of Ducks.
I fari dell’edizione
A dominare la scena sono i grandi nomi del pop che rifiutano le regole. C’è Robyn, regina del synth-pop scandinavo, tornata quest’anno con Sexistential, capace di far convivere electropop e pista da ballo. C’è l’imprevedibilità viscerale di Arca, producer e performer venezuelana che ha frantumato ogni confine di genere tra hyperpop, elettronica industriale e decostruzione radicale. I The Avalanches, maestri australiani del saccheggio sonoro, portano a Torino No Bad Memories, album di 31 tracce uscito il 16 ottobre, costruito su jingle pubblicitari, loghi sonori, sigle televisive e suoni di avvio dei computer: una nostalgia luminosa ricavata dai detriti della cultura di massa. Accanto a loro l’R&B ipnotico e futuribile di Kelela, già esibito nei suoi effetti narcotici in New Avatar, uscito a luglio, e la forza generazionale di Yung Lean & Bladee, con la loro estetica cloud rap e digitale.

Alcuni sguardi intriganti
C2C è anche, e soprattutto, ricerca, e la sua anima più raffinata prende forma quest’anno per contrasti. Shygirl porta il suo impasto sensuale e distopico di hip-house e beat industriali, ben riassunto dal suono magnetico di Swallow!, il suo nuovo magnetico lavoro in uscita la prossima settimana. La francese Oklou risponde con un pop etereo, cinematografico, che sa bene come sedurre con l’arte di una avvolgente confidenza. Theo Parrish, monumento di Detroit, regala una lezione di house, jazz e soul sotterraneo in un DJ set di sette ore. La catalana Marina Herlop intreccia una scrittura complessa con uno straniamento spettrale e l’elettronica d’avanguardia. Grouper, progetto drone/ambient di Liz Harris, trasforma lo spazio in un rito catartico di folk fantasma e riverberi.
Misteri e sogni
Il percorso si completa con i set avvolti nel mistero di Headache, duo elettronico sperimentale londinese nato dall’incontro tra il produttore Vegyn e il poeta e performer Francis Hornsby Clark, con le trame sognanti di ML Buch e con il primo back-to-back tra Kode9 e RP Boo, pioniere del frenetico footwork di Chicago. C2C 2026 non si limita a celebrare il proprio passato: ribadisce, ancora una volta, che il futuro della musica passa inevitabilmente da qui.
Giancarlo Costamagna
