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ZEN CIRCUSZEN CIRCUS

Nati per subire               

La Tempesta                                 


Hanno “un paese che sembra una scarpa” a fargli sentire il suo fiato sul collo e tanto è bastato a scatenare di nuovo l’arguzia e la cattiveria di quegli irriducibili monelli alla scuola elementare che in fondo sono rimasti.

Ma non sono certo Appino, Ufo e Karim quelli “nati per subire”. Guai a farsi fuorviare dal titolo del loro nuovo album e immaginare che il mondo, l’età e l’esperienza ne abbiano smussato il linguaggio, abbassato i toni, ammansito l’approccio furioso alla materia canzone.

Idea più che mai balzana: i Zen Circus non potevano certo considerare compiuta la missione avviata da Andate tutti affanculo, quella cioè di rivitalizzare con una robusta trasfusione indie-punk l’emaciata e sclerotica canzone d’autore nazionale di oggi. Quella che essi propongono è infatti una cura da cavallo, una terapia d’urto i cui effetti collaterali restano ancora in gran parte da scoprire e valutare, ma i cui benefici tornano a manifestarsi in maniera più che esplicita nella vivacità e nell’impertinenza di questi undici nuovi brani.

E se un’affermazione come La democrazia semplicemente non funziona stimola riflessioni per lo più estranee all’ascolto di una “canzonetta”, come non sottoscrivere senza riserve i versi de L’amorale e Nati per subire, non sorridere dei paradossi de “I qualunquisti” e delle invettive di Atto secondo, e ancora non compatire gli sfigati di Cattivo pagatore?

Adorabili cattivi maestri.

Elio Bussolino

Zen Circus

Cantando (e sognando) nel paese che sembra una scarpa

 

L’invettiva paga. Gli Zen Circus hanno letteralmente mandato tutti a fare in culo e nonostante questo continuano ad essere uno dei gruppi più seguiti e amati della scena indie nazionale. Roba da far venire in mente uno come Beppe Grillo, anche se a questo riguardo Appino non è affatto d’accordo. Lo abbiamo interpellato giusto alla vigilia della pubblicazione del nuovo album del trio: Nati per subire.

Su Rockerilla di ottobre l’intervista ai Zen Circus di Elio Bussolino.

Ph Fabrizio Bisegna