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TOM WAITSTOM WAITS

 

 

tom waitsBad As Me

Anti

Ci sono persone dotate di una sensibilità superiore. Le guardiamo con ammirazione e con quel pizzico di invidia che separa la passione (o il mestiere) dal talento. Ma serve qualcosa in più: la capacità di incanalare quell’istinto visionario in un’amalgama densa di sapori, dalle sfumature invisibili ai distratti. C’è musica e musica, si sa. Consumo, intrattenimento, arte? Se ne è discusso anche troppo. Forse per pochi altri come per Tom Waits queste rigide definizioni si sciolgono una nell’altra, senza alcun imbarazzo. C’è il vizio, l’astuzia, il disincanto e la meraviglia, la sfrontatezza e un’improvvisa dolcezza, l’imperfezione e il rigore, una fisicità grezza di sangue, sudore e saliva; c’è grazia, armonia e mistero. Tutto questo convive pacificamente nel nuovo album di Waits, Bad As Me. La collaborazione di Kathleen Brennan e una manciata di musicisti straordinari sono già un’ottima garanzia, ma Bad As Me vive di una scrittura prodigiosa. C’è tutto lo spettro vocale di Waits: il falsetto, il tono morbido, quello languido, quello affilato e la raffica tagliente e feroce di una voce che non ha uguali. E tutto si combina musicalmente in un viaggio caleidoscopico: c’è blues, gospel, il cabaret, un rock tagliente, le ballate che scaldano il cuore, il crooner da night-club fumoso, qualche scarica ghiacciata, folk polveroso e molto altro. Un album da percorrere con attenzione, che vive nei dettagli, nei cambi di luce e di umori che ci percorrono nella vita

Paolo Dordi